Crea sito

Archivio per la categoria viaggi

India: New Delhi, parte 1

Nota iniziale introduttiva: mi piace viaggiare e sono una persona piuttosto aperta e curiosa ma non sono una robboviaggiatrice pronta a tutto; so cose dell’India e ci feci pure una tesi di laurea ma non mi ritengo una tuttologa in materia. Scopo di questo resoconto è solo ... resocontare, dando in primo luogo mie impressioni personali, miei giudizi e pregiudizi (sfatati o non), più piccole informazioni di cultura eventuali che so.

***

Se chi ben inizia è a metà dell’opera, appare vitale commentare in sintesi i vari paragrafetti della Lonely Planet , guida che ci accompagnò lungo il nostro viaggio in India (nota bene: avrei preferito forse la Routard ma l’aggiornamento del 2012 era disponibile solo in francese e non c’avevo voglia), in cui gli amici compilatori di guide si propongono di insegnarvi l’arte dell’uso dei soldi in India.

Ebbene, come tante facilonerie che vi ho trovato, cio è:
– di vitale importanza;
– irrealizzabile senza solide basi (aka una reale permanenza in loco).
Vale a dire: scordatevelo di non essere impapocchiati sin da subito; non so se è per lo sguardo spaurito o troppo attento che avrete girando per strada, per l’odore dell’indecisione o della paura che emanate, o semplicemente perché girate come dei babbazzi con la guida in mano (nota bene: è sempre bene evitarlo, ottimale sarebbe studiarsi le cose prima, o la sera prima), l’indiano medio i primi giorni vi inquadra subitissimo: siete dei niubbi dell’India. Non sapete le regole che vigono. Ergo, proviamo a fregarvi. Questo, sia chiaro, vale usciti dall’Aeroporto Internazionale Indira Gandhi di Delhi così come dalla stazione di Roma Termini (forse a Roma è anche peggio).

***

Venendo alla mia esperienza personale. Bypasserò  la mia esperienza con il mitico Hotel “ho pianto la notte” New King, sintetizzando così: è vero che il quartiere di Paharganj è il più “vicino al cuore dell’India”. Tuttavia, e non è per l’aria insalubre e ricca di malaffare che si sente di primo acchito, solo in due righine la Lonely Planet si ricorda di dirci che è una zona in cui si spaccia, in cui c’è il più alto tasso di prostituzione della città, e cose carine così. E’ anche relativamente vicina al Red Fort eh, ma per inciso, è l’unica zona di New Delhi (e non) in cui ci fu proposta la simpatica truffa del “il mio tuk-tuk non può portarvi all’hotel che mi state indicando sulla mappa, vi porto prima all’ufficio turistico!”. La Lonely Planet per fortuna si era soffermata più e più e ancor più volte sul fatto che l’unico vero ufficio turistico di New Delhi si trovi a Connagauth Place, e che in ogni caso se persone random dal nulla cercano di portarti in un ufficio turistico stanno cercando invece di gabbarti in qualche modo.
Il sunto è: se appena arrivati in India fuggite da quella zona, non è che “Non volete vedere la Vera India” (cit.); semplicemente, visto che sapete già che il primo impatto sarà piuttosto brutale, è meglio non iniziare con… il “meglio”!

(Le citazioni sono sempre di Lucky, “gentile” gestore del New King. Ne troverete di più belle nelle recensioni più recenti presenti su tripadvisor. Nota: io usai hostelbookers…)

Tornerei quindi sul versante alberghi portandovi prima un po’ di acqua calda. Sapete, era il primo viaggio extrauropeo che facevo, e extraeuropeo in zona in via di sviluppo (checché il mondo sia pieno di ingegneri, astrofisici, e sì, anche venditori di rose e tassisti indiani), e devo dire che mi sono un po’ buttata sperando che la metodologia che avevo sempre usato viaggiando in tutta Europa funzionasse. Sapete, la standard in cui si incrociano ossessivamente pareri sul web, si prenota l’albergo e si va tranquilli.
Qui non funziona.
La prassi per scegliere il proprio pernottamento in India è sempre tassativamente la seguente:
1. scegliere budget, tipo di comfort richiesti, zona
2. consultare la guida
3. andare in loco
4. chiedere di farti vedere una stanza
5. se la stanza non piace per vari motivi (chessò, scarafaggi, lenzuola sporche di cacca, porta che va giù con un sospiro ecc…), o te ne fai far vedere un’altra (se i motivi sono i precedenti non penso manco serva), oppure si saluta allegramente e si torna al punto due per le volte necessarie.
Quello che posso dire con certezza è che, mediamente, una doppia decente verrà a costarvi circa 15 euro in tutto. Per meno di così, meglio portarsi lenzuola, spray antibestie e trappole per topi, farsi vaccini contro la qualsiasi, prepararsi a spostare i comò davanti alla porta d’ingresso, e soprattutto fare scorta di qualche santino, di qualsiasi religione. Di più religioni è anche meglio.

più della guida vi servirà QUESTO

Detto ciò, torniamo indietro e usciamo dal fighissimo aeroporto di New Delhi: altro che P.G., la “Vera India” la vedrete già qua: siate pronti ad iniziare le vostre contrattazioni per il trasporto locale!
Sui vari mezzi di locomozione ho speso qualche parola nel post introduttivo. Sulle contrattazioni, beh, quella è un’arte da imparare pian piano. La linea guida è la seguente: di media, i guidatori vi fregheranno alla grande perché già tengono conto del fatto che la vostra moneta sia molto più forte della rupia, e che quindi sarete disposti a spendere e spandere pezzi da 100 rupie come se fossero acqua. (E vabé, anche che siete dei turisti stanchi e ciolle umane, chiaramente)
…Peccato che, sì, 100 rupie sono poco più di un euro (nel giugno 2011 1 euro = 66 rupie), ma 100 rupie è anche il prezzo medio di un pasto completo per un indiano in un ristorantino turistico non esoso. Compreso questo, avrete già molte risposte. Il motivo per cui vi dico in lungo e in largo di stare calmi è che il valore dei soldi effettivo si capisce solo in loco.

 

Qualsiasi tuk-tukista vi sparerà le consuete 100 rupie standard (contano sul fatto che diciate sempre sì al loro prezzo, o che non abbiate banconote più piccole – al cambio non le danno mai e infatti anche se sospettavo cosacce non ho potuto esimermi da dare pezzi da 100 il primo giorno). Alcuni pure 200. Ebbene, per un trasporto dall’aeroporto al centro città tutto sommato 100 rupie sono un prezzo più che onesto. Di conseguenza ve ne chiederanno sempre di più. Se non siete ancora in contrattazione-mode (non preoccupatevi, dopo una settimana sarete pronti a sputare in faccia a chi sgarra di 5 rupie) “sucatevi la cucuzza” aspettando tempi migliori. Sennò: benvenuti, e inizia la “calorosa accoglienza” (cit Lonely Planet) del popolo indiano ai turisti.
Nota bene: si potrebbe usare per il taxi o la macchina privata ma, a parte che costa l’ira di dio, onestamente la distanza non è così eccessiva, è uno spreco di soldi! (inoltre, i tuk-tuk sono caratteristici e carini: aspirerete galloni di smog e sporcizia, ma ne vale la pena!). Meglio usare mezzi di locomozione altolocati per le lunghe distanze!

Ma dunque, alla fine, in che hotel siamo approdati? Dopo la mattinata passata fra tassisti prenotati disonesti (il tuk-tuk per l’aeroporto lo abbiam preso al ritorno!), mance esosissime senza saperlo, e il temibile Hotel New King (ho già detto di non fidarvi delle complessive buone recensioni di hostelbookers?), col Metodo Infallibile siamo alfine arrivati all’ Hotel la Sagrita (nome molto indiano, sì), che è ben sopra il nostro budget alberghiero ma che è in un quartiere super rispettabile (Sunder Nagar), ha l’aria condizionata, ti servono da mangiare ed è molto pulito. Stanze grandi ma spartane, però onestamente non chiedevamo di meglio dopo ore di viaggio aereo e un esordio così col botto.
Passammo diverse ore a grattarci la pancia a letto navigando su internet dal cellulare (cosa molto indiana lo so), e poi andammo all’avventura (a PIEDI)(nota: non osate in piena estate fare una cosa simile!) verso la zona del Red Fort.

***

Una breve nota extra sulla prima impressione (perché a New Delhi ci saremmo tornati due settimane dopo per tre giorni e, vi giuro, dopo aver visitato città più povere e polverose, e soprattutto, arrivando dall’oscena Agra, vi sembrerà di essere in una città del futuro). L’ho letto per l’università e giustamente per questo mi è rimasto dentro solo l’impressione che mi aveva dato leggendolo, ma quando Moravia e Pasolini andarono in India per la prima volta, il nostro amico Pier Paolo tirò fuori dall’esperienza il suo libro-reportage “L’odore dell’India”. Se siete abituati almeno un pochino a viaggiare, questo già lo saprete da voi: anche più delle cose tipiche che avrete visto in foto prima di recarvi nei luoghi dei vostri desideri, in realtà quello che ricorderete più vivamente, con cui vi scontrerete sin da subito e che caratterizzerà maggiormente la vostra permanenza sarà l’odore del luogo in questione. I posti sono un po’ come le persone: possono essere belle o brutte, ma hanno tutta un’essenza particolare e specifica che le rende perfettamente distinguibili (per quanto mi riguarda, ad esempio, ci sono persone che hanno odore di pelle intollerabile, altre che sanno “di casa” e che mi bendispongono – anche che non conosco o con cui non ho confidenza!).
Usciti dall’aeroporto è proprio questo che vi farà più impressione; con la vostra auto o il vostro tuk-tuk attraverserete a velocità spericolate, mosse azzardate e millimetriche (in una stessa estate sono stata in India e in Turchia, e sono sopravvissuta – lo ricorderò sempre), sin da subito, parti clou della città. New Delhi è divisa per quartieri, ma alcuni aspetti si ripetono e/o sono frequenti in tutta la città o addirittura in tutto il Paese: il rumore incessante del traffico e dei clacson, una sensazione di placida decadenza che tenta di essere tenuta su… e l’odore. Se dovessi richiamare alla mente cosa rievoca di preciso l’odore dell’India, direi di sporco e terra (asfalto, questo sconosciuto), il tutto cotto dall’afosissimo sole tropicale, e intensificato dal numero spropositato di macchine, persone e animali che bazzicano per strada. A primo impatto è quasi insopportabile, e la sensazione è tipo soffocare in un’orgia odorale di natura umana e animale allo stadio primitivo; non sarete mai davvero pronti ad incontrare una simile realtà, e sospetto che, anche se tornassi in un luogo simile, o lo stesso, una seconda volta, la prima impressione sarebbe sempre la stessa: ti stupisci di come tutta questa gente sopravviva in questo tanfo. Ti chiedi come tu sopravviverai per le settimane che starai lì. Ma poi passerà del tempo e… ci si fa assolutamente l’abitudine.
Il primo giorno è comunque troppo presto per questo genere di discorsi, è ancora il tempo di “Dove sono finito?”, “Come farò a non farmi perculare?” “Perché non ci sono continuamente incidenti stradali?” “Wow!” e “Mamma!”.

Con questi presupposti, il pomeriggio dell’8 giugno, nostro giorno di arrivo a Delhi, abbiamo fatto ben poco, come ho detto. Dopo aver speso uno sproposito in tuk-tuk (3 euro circa, per la cronaca), abbiamo visitato il Red Fort: le foto le trovate su google, i turisti per entrare pagano il 100% in più degli indiani, già qui iniziò il nostro essere “rockstar” (vd intro), davanti al Red Fort c’è una moschea che era chiusa ma da fuori era molto bella. Al tramonto il calore è molto più tollerabile ma, meraviglia delle meraviglie, l’odore è davvero sempre lo stesso.

Tags: , , , ,

Vienna – Pasqua 2012

India: istruzioni per l’uso

Sto facendo una cosa che si dovrebbe sempre evitare, ovvero scrivere reportage di viaggio diversi giorni dopo il rientro a casa. In macchina, in treno, in aereo, era sempre un continuo pensare e ripensare alla forma che i miei post avrebbero avuto una volta che, tornata a casa, avrei potuto scribacchiare al computer le mie impressioni. Peccato che, col passare del tempo, i ricordi diventano sempre meno vividi, e il risultato è più un andare alla ricerca del tempo perduto, con tutti i suoi pregi e difetti, che dare un riscontro esaustivo e sentito dei fatti.

Successivamente ogni post verrà dedicato a una città. Questo invece avrà una struttura molto più schematica, una sorta di “cose che la vostra guida di viaggio vi dovrebbe assolutamente dire se solo il loro scopo non fosse favorire il turismo/dare una leggerissima infarinatura del posto in cui andate”.

INDIA del nord ovest (Rajasthan, Agra, New Delhi)

INFORMAZIONI GENERALI
Fuso orario: 3 ore e 30 (ora legale, 4 ore e mezza in periodi di ora solare)
Viaggio aereo: dalle 8 alle 9 ore. Jet Airways è vostra amica se volete un viaggio coi fiocchi a prezzi modici. Anche Shahrukh Khan ve lo dice: “Jet Airways – that’s a good idea!”.
Quando andare: quando non fa caldo, tipo non a giugno. C’è di buono che in sto periodo però non serve prenotare niente, gli alberghi sono quasi tutti letteralmente vuoti, e il servizio è rapido e impeccabile.

FORMALITA’ PER L’ENTRATA

Serve passaporto e visto. Il visto va richiesto massimo un mese prima della partenza, perché inizia da quando vi torna indietro il passaporto vistato. Chi vive al nord deve farselo a Milano (via Marostica), chi vive al sud invece deve mandare il tutto a Roma (n/p). Se ve lo fate a Milano il visto vi arriva in una settimana scarsa.
A meno che non abbiate fatto cose zozze all’estero e ci potrebbero essere motivi seri per cui il passaporto non ve l’accettino, sappiate che potete benissimo fare il biglietto aereo millenni prima di avere il visto. Sul sito fanno terrorismo psicologico perché non sanno se siete dei beoti da gita di fine anno al liceo o meno, e preferiscono optare per la peggiore ipotesi. A mio avviso fanno bene.

VACCINI E PRECAUZIONI SANITARIE
Andate alla vostra ASL per chiedere, e decidete da voi. Qui si fece il richiamo per antitetanica e difterite, antitifo e Epatite A. Benché me l’avessero proposta, l’antimalarica non la feci, e nemmeno l’anticolerica: basta essere saggi e attenersi con cura alle prassi consigliate per prevenire qualsiasi contagio. Inoltre l’antimalarica, non solo dà effetti di reazione particolarmente sgradevoli, ma vaccina contro specifici determinati ceppi, ossia è ben lungi dall’essere infallibile.
Importantissimo: MAI e poi MAI bere dal rubinetto. Mai prendere bibite per strada non sigillate. Mai mangiare frutta che si mangia senza bisogno di sbucciatura, o peggio, già sbucciata. Mangiate sempre in luoghi frequentati (questo dovrebbe valere anche a MILANO, o chessò, dove vivete voi!) e in cui il cibo vi è preparato davanti.
Portatevi i medicinali di dovere, e non drogatevi di Maalox appena vi brucerà lo stomaco (visto che non c’è cibo non piccante in India): stemperate l’acidità col lassi, o andate ogni tanto di chicken biryani violento. In alcuni ristoranti offrono cibo cinese, che potrebbe essere un buon modo per dare uno stop ai vostri problemi gastrici.
L’amuchina è vostra amica. Così come l’Autan per zone tropicali.

PRESE DI CORRENTE

Di base la corrente è di 220-240 volt. Se attaccherete una presa italiana ad una spina indiana vedrete che entra, ma non si attacca mai alla perfezione, in quanto servirebbe un adattatore. Se non avete l’adattatore, semplicemente non inserite la spina fino in fondo: funziona.

ABBIGLIAMENTO

Riassunto: se hai caldo, COPRITI

Come vestirsi se andate comunque a giugno:
– gli abiti devono essere assolutamente di cotone o lino, evitare colori troppo sparafleshanti per via degli insetti, colori tenui preferibili. Contate che la città di Jodhpur è detta “la città blu” perché dall’alto molte delle casine son tutte blu chiaro, e ciò è sia per far risaltare le case dei brahmini, sia per tenere lontani questi deliziosi animaletti.

– meglio maniche e pantaloni lunghi. Non solo per via degli insetti, ma anche e soprattutto per il caldo. Sebbene ci teniate alla vostra tintarella tropicale, sappiate che i beduini del deserto non sono stupidi: nei momenti di canicola più nera ero solita coprirmi la testa con la mia sciarpona multiuso (per posti sacri, per il vento, per il caldo, appunto), e finalmente la temperatura acquisiva una gradazione accettabile.

– per le scarpe dipende che tipi siete: le scarpe da ginnastica vanno sempre bene, soprattutto per fare escursioni. Tuttavia, se non vi schifate troppo a toccare pavimenti calpestati da millemila persone e eventuali animali, consiglio caldamente dei sandali comodi (e non vorrei fare pubblicità, ma usavo i miei inossidabili Birkenstock): molto più pratici da levar via alla svelta.

– nei templi generalmente ci si toglie le scarpe e si copre il capo (voi femmine). In teoria non si può entrare col ciclo ma sfido a sbirciarvi nelle mutande per vedere eventuali impurità. Scambiate sempre due parole coi sacerdoti gigioni, che spesso son persone divertenti.
 

COSE PER CUI NON SCANDALIZZARSI/SE SIETE SCANDALIZZATI IN PARTENZA CAMBIATE DESTINAZIONE

– estrema quantità di spazzatura, rinvenibile OVUNQUE. Parco nazionale? Autostrada? Città grossa? (meno) Città piccola? Luogo altamente turistico? Paesellino? C’è sempre, cambia in quantità agglomerata, ma il sunto è questo: l’India è una grande discarica a cielo aperto.

– gente povera, e povertà. Io dico, siete in India, se vuoi vedere gente felice di default vai alla Valtur o a farti una crociera. O semplicemente, non andare in India. Non tornare piangendo dicendo “Non mi aspettavo fosse così, mi sono preso a male”, esattamente dove credevi di andare?

– la condizione della donna in India. In sunto: l’uomo viene prima, ma la donna si veste meglio. Vi linko la mia tesi di laurea?

alzati la gonna e fammi vedere/cosa c’è da fare

SOTTOCATEGORIA: GLI AUTOCTONI E I TURISTI

Quando ho iniziato a pensare a scrivere il mio resoconto, la prima e primissima cosa cui ho pensato fu questo punto. Nessuna esperienza altrui potrà mai prepararvi a come sarà l’impatto con la gente indiana, e non tanto per la sopracitata povertà, quando per la sublime arte che hanno gli indiani (conosciuti da noi) di cercare di venderti/spillarti/scassarti la qualsiasi. Da questo punto di vista, devo dire che le guide fanno del loro meglio per indorarti la pillola ma, nonostante ciò, non possono in realtà far altro che darti un minimo di chiave di lettura della cosa: nella pratica, sarà solo dopo una decina di giorni di giungla che capirai davvero come si deve trattare con la gente del luogo.

Sono due gli atteggiamenti più “estremi” cui possono andare incontro due turisti occidentali non vestiti/comportanti da robbosi cittadini del mondo (come la tizia madre di quattro figli che scrisse una parte della guida Routard 2011 sulla zona in cui andammo, che non ritengo una compilatrice di guida di viaggio attendibile – solo gente del genere può dire che gli indiani sono un popolo accogliente e caldo! Prego, evitare di generalizzare vedendo la gente con le lenti di candycandy):

turista che rischia la paresi facciale per troppe foto

a) venerazione verso i turisti/rockstar. Hai la pelle bianca = come siete carini, che animali esotici!, omiodio posso sperimentare il mio inglese con te! Foto! Foto! Tieni la mano al mio bambino! Encore!! (no questo no).
Dialogo base:
Indiano x uomo occidentale: “Hi! What’s your name?” *risolini* “Where are you from? Ah Italy, buongiorno” *stretta di mano*.
Indiano x donna occidentale: “Hi! What’s your name?” *risolini” Where are you from? Ah Italy buongiorno” *giovanotto timoroso porge la mano, e quando gliel’acchiappo a momenti piange/scoppia a ridere come una fangirl isterica in mezzo alla strada”
Costoro non sono nocivi, l’unico inconveniente è quando si accalcano e fanno a turno a chi si fa la voto prima/stringe la mano prima/ottiene un contatto fisico con un turista. Grazie agli indiani ho scoperto quanto può essere stressante per un attore partecipare ad una convention di fan
sfegatate e pazze, quindi odio un po’ meno la carriera di prostituti di Ackles&co.

b) sei un turista e quindi sei per forza ricco sfondato, ti cerco di spillare i soldi in maniere fantasiose.

La maniera meno fantasiosa la si riscontra a Delhi, che è davvero una città banale in quanto a tentativi di raggiri. Sostanzialmente il tutto ruota attorno a falsi uffici turistici e a contrattazioni.
Ecco come ovviare al problema:

– uffici turistici/alberghi saltati in aria: di ufficiale ce n’è solo uno a Connaught Place. Prendete una cartina e andateci autonomamente, se proprio dovete. Al risciò ditegli di portarvi a C. Place, non “all’ufficio turistico”. Se qualsiasi guidatore vi dice “il vostro hotel non c’è/è saltato in aria/non ci posso arrivare, vi porto all’ufficio turistico” saltate giù al primo ingorgo e mandatelo a ramengo. Il fatto che voi cerchiate un Ufficio Turistico deve sempre rimanere un segreto. Così come il fatto che è la prima volta che venite in India. Così come l’informazione che siete appena arrivati in India. Ci siamo capiti? E’ minimo la seconda volta che venite in India, state girando già da una settimana, e state andando a vedere il centro. In India le balle a turisti (e non) girano che è una meraviglia, siate pronti a imbastirne anche voi.

– Contrattazioni sui prezzi: in India è tutto contrattabile, salvo i luoghi in cui c’è scritto “i prezzi non sono contrattabili”. Forse. A maggior ragione se siete turisti il prezzo è contrattabile, visto che comunque, anche dopo lunga contrattazione, il tizio indiano finirà per guadagnarci molto più del prezzo di partenza, visto che voi non sapete una cippalippa del valore d’acquisto della loro moneta, e del valore della merce in generale. Se siete del sud Italia è più probabile che siate avvezzi a questa pratica; se no, sappiate che quando un indiano vi chiede 300, in realtà ne dovrebbe avere 100. Tu chiedi di pagare 100 e man mano arriverete a un prezzo che va bene a entrambi: sii raggirato, ma con oculatezza.
Per quanto riguarda i risciò/rickshaw/autoconconducente, il punto è il seguente: al primo giorno vi fregheranno sempre e comunque, visto che difficilmente capirete sin da subito l’onesto prezzo di una corsa. Vi spareranno tutti dalle 100 alle 150 rupie, perché avete delle facce di allocchi accaldati e siete stremati e accettereste la qualsiasi. Prendetela con filosofia, vi rifarete fra qualche giorno.

Raggiri minori:

– gente (anche che lavora in musei!) che vi dice di essere collezionisti di soldi e vi chiedono 1 o 2 eurini: 1 euro sono 60 rupie circa, non fatevi gabbare, che è una mancia/carità/giveaway di soldi superesosa. E’ vero che 60 rupie sono SOLO un euro, ma dovete proprio fare la figura dei turisti grandeur spendaccioni? Non è spendendo e spandendo che vi si rispetterà, anzi è statisticamente più probabile il contrario!

– gente che si propone innocentemente di farvi fotografie con la vostra macchina: chiederà dei soldi. Vedete voi. Se avete pattuito una cifra e dice di non avere resto, seguiteli come cerberi: in realtà se li vuole intascare tutti.

– questa ve la metto fra i raggiri ma in realtà è una prassi di sopravvivenza: se potete, non prenotate in anticipo. Ma se prenotate in anticipo, prima di accettare la prenotazione chiedete di vedere sempre la vostra stanza d’albergo. Se non vi piace, chiedete di vederne un’altra. Se tutto l’albergo è in condizioni più che impietose, piuttosto che stare nell’albergo che avete prenotato a piangere la notte, pagate la tassa di sprenotazione (mezza notte) e andatevene. L’India è piena di sorprese di ogni tipo.

avremmo pianto anche noi, se fossi rimasti. Fatevi un piacere, evitatelo.

CARITA’, MANCE, OFFERTE AI TEMPLI E GIVEAWAYS DI SOLDI IN GENERALE

Io vi dico le prassi generiche, voi agirete di conseguenza. Non andrò per giri di parole perché non servirebbe a niente:

– la carità richiesta è mediamente 10 rupie (10rupees10rupees10rupees è una canzoncina che sentirete spesso ronzarvi nelle orecchie nel corso del viaggio), ma sta a voi decidere se ne vale davvero la pena concederla. E’ evidente che molti bimbini sono educati dai genitori con lo specifico compito di chiedere la carità in maniera insistente: volete davvero sovvenzionare tutti questi bimbini dandogli soldi solo perché ve lo chiedono? Molto meglio, allora, rifiutare 10 rupees a bambini che ve la chiedono random e con un po’ (!) di arroganza, e concederli a cuor leggero a bimbini che ti offrono in cambio un fiorellino appena raccolto (non si sa se picchiando vecchiette in carrozzella, ma vabé, abbiamo il beneficio del dubbio): oltre a dargli soldi, gli fai capire che basta un piccolo sforzo di volontà attiva per ottenere dei soldini. i bambini di Fatehpur Sikri sono stati i più dannatamenti insistenti in assoluto!
Questo ovviamente vale per piccini, ma anche grandi. Da questo punto di vista anche la Routard dice chiaro e forte che ciascuno di noi dovrebbe decidere in partenza le proprie regole sulla carità con un criterio. Il mio è stato dare la carità in base ad un qualsivoglia servizio: al vecchino che mi guarda le scarpe quando le lascio davanti al templio, al ragazzino che ci concede una guida spontanea per la città (poi tentò di portarci a comprare cose, ma là sta a voi essere chiari – sta cosa davvero non si può insegnare in una guida) e cose così.
Ovviamente capitò di dare soldini a bimbini e vecchine random, ma si sa che queste cose vanno anche a “simpatia”. Come capitò di NON dare soldi a bambini offrenti qualcosa insistenti e arcigni come questo bambino (dei tanti) di Fatehpur Sikri che onestamente me le fece girare a elica. Fatehpur Sikri e Agra sono i due posti in cui di più siamo stati trattati male/assaltati/scassati fino allo sfinimento, e temo proprio sia dovuto al fatto che essendo, in teoria, posti turistici, le palle debbano per forza essere rotte proprio ai turisti. Pessima pubblicità, ragazzi. Secondo loro Turista = non è abituato a noi ed è pieno di soldi da dare via. Ci darà i soldi. Non ce li dà? Dacci i soldi! NO, a TE i miei soldi non li do, e che cavolo.

– (ovviamente) le mance vanno a meritocrazia. Anche lì, in genere la forbice è in genere da 10 (pessimo servizio, sei una merda approfittatrice con prezzi esosi e te li do per pena a mò di carità, puà) a 20-25 rupie.

– se siete in auto con un autista, la sua mancia finale dovrà consistere, come dice la Routard, in circa 75 rupie al giorno, in caso di servizio positivo. Noi siamo andati col MITICO Mohan di indiakarni. Mai mancia fu meglio data. Onesto, instancabile, disponibile e gioviale. Chiedete di lui, che è una garanzia. Dati i numerosi malcontenti letti sul web, abbiamo solo “noleggiato” Mohan, e chiesto di scegliere gli hotel da noi: se finivamo in catapecchie erano cacchi nostri!

– ai templi date ciò che volete se vi aggrada, ma anche qua 10-20 rupie è la tariffa media. Vedrete misteriose sparute 100 rupie nel piattino, che sperano ci mettiate VOI.

– quando siete in albergo, consiglio caldamente di dare una mancia decorosa (20+ rupie) appena arrivati, ma questa è una cosa valida anche negli alberghi italioti.

TRASPORTI IN BREVE, reprise.

– i tuktuk (o rickshaw) aka risciò con motore, in genere della Piaggio verdi e gialli, sono un’istituzione. Ci contratterete allo sfinimento. Vi cercheranno di tirar su ovunque siate, anche se siete appena scesi da uno. Saranno i vostri migliori amici e peggior nemici.
– risciò a pedale. I tizi sudano e si stancano tanto ma sono poveri. Usateli, se potete! Non consiglio per lunghi tragitti, a giugno.
– taxi: non saprei, noi avevamo l’auto con autista. Ma avrei paura fossi in voi, non saprei di chi fidarmi.
– treni: si devono prenotare con largo anticipo. Se finite in waiting list, sappiate che il posto per voi ci sarà comunque: salite fiduciosi sul treno, casomai finirete per fare 6 ore di treno in corridoio. Se salite alla stazione di partenza fregherete il posto a qualcuno, che lo fregherà a qualcuno d’altro, e come per magia in queste postazioni a panchina per 3 persone, si siederanno dalle 3 alle 5 persone (più un bimbino piccolissimo in braccio).
Vedrete assai gente che fa i loro bisogni solidi durante il percorso, non fissateli troppo prima che diventano stitici a causa vostra! A, e ovviamente vedrete chilate di spazzatura e fiumi divenuti verdi dalla sporcizia.
– autobus: non pervenuti.
– trasporti con bestiole: niente da ridire sui cammelli, che sembrano a loro agio. Ma mettetevi una mano sul cuoricino, prima di usare gli elefantini. Stanno bene?
– noleggiare un’auto per guidarla tu: SONO SICURA CHE NON LO VUOI. Da qualsiasi parte dell’Italia tu venga, non sei abituato al traffico indiano, te lo dico io. No? Hai mai visto un camion in autostrada che va contromano? Lì succede di continuo! Spero di averti fatto desistere.

la legge indiana: chi la il clason più squillante (o dalla melodia più trash) vince

Tags: