Crea sito

Turchia 2011

(dalla foto in alto a sx, in senso orario: Pamukkale, Troia, Istanbul, Efeso, Derinkuyu)

Tags: , , , ,

India 2011

(Mandawa, Jaisalmer, Jaipur, Agra)

Tags: , ,

Il riscatto delle persone di bassa statura, by George R.R. Martin

(aka, un tentativo di recensire Il regno dei lupi di George R.R. Martin gone bad.)

Non so come sia possibile, ma in questa saga ogni libro è sempre più bello del precedente.
Questo terzo tomo (in realtà prima metà del secondo tomo della saga effettiva) in realtà mi strizza l’occhio sin dalla sua struttura, perché infatti la maggior parte dei POV sono quelli dei miei personaggi preferiti in assoluto, per il momento: Arya e Tyrion.

E’ impossibile per la giovinetta tomboy con smanie di indipendenza e intraprendenza che è in tutte noi non rivedersi nella bimbettina Stark; che abbiamo visto scuotere la testa in segno di diniego quando il padre le prospetta un futuro da regnante “passiva”, sposa di un potente cavaliere; o che, mentre la sorella maggiore perde tempo a cucire meravigliosamente o a sbavare su cosiddetti buoni partiti (Jeoffrey? Ahah!), gioca alla lotta e chiede di essere iniziata all’arte del combattimento.
Arya è una bimbina; come tale, con le cose efferate che accadono a lei e alla sua famiglia, ha spesso titubanze, e non sempre riesce a mettere in pratica gli insegnamenti del suo indimenticabile maestro. Ma uno in particolare stiamo vedendo che se lo sta inzuccando a mò di mantra: “La paura uccide più di mille spade”.
Non dubito che sarà il suo coraggio, in futuro, a essere un perno centrale per la salvezza di Grande Inverno, e non solo. Per ora comunque, assistiamo ad una sua fase di “preparazione” e allenamento, voluto o meno (sigh!) che sia.
Deprimente il fatto che così sia anche per il fratellastro Jon Snow; purtroppo la mestizia è che il suo personaggio, sulla carta così intrigante e potenzialmente interessante, ha per ora una delle storyline più noiose di tutta la saga. Ronf.

Ma veniamo a Tyrion. Com’è noto la saga di Martin non ha un vero protagonista perché, come nella vita, i protagonisti sono tutti… come nessuno. Ma, anche qui, nell’umanità che presenta individui più o meno memorabili, ce n’è sempre qualcuno che spicca per un qualche motivo.
Tyrion è affetto da nanismo. E fin qua, niente di nuovo sul fronte. I nani sono da sempre un elemento decorativo piuttosto presente, sia in narrativa, che in pittura, o nel cinema. In genere sono il momento comico o il momento amaro della narrazione, perché rappresentano l’evidente diverso, che quindi o si deride o si compatisce. E questo Tyrion, pardon, Martin lo sa sin troppo bene. Difatti, proprio per questo, il nano è tutto ciò che i nani sono sempre stati nel canone, ma in maniera estremamente consapevole… ottenendo così un risultato opposto a quello del canone. Tyrion è amaro, perché, cribbio, la vita è amara: figlio di un re ricchissimo, nessuno gli ha mai indorato la pillola, ricordandogli anzi costantemente che ricco, potente, è e sarà sempre un nano. Si può dire che abbia dovuto bypassare del tutto la fase della sognante ignavia infantile e sia stato sin da subito gettato in pasto al lampante realismo dell’esistenza umana; lo puoi sfuggire col pensiero, oppure affrontare con l’azione: Tyrion l’affronta col pensiero, e (quando può) sfugge l’azione. Se il suo scopo è morire a 80 anni con il pene in bocca a una donna bona e lasciva (cit. non letteralmente), di sicuro, in una corte così incline ai sotterfugi, avere un gran cervello è l’unica risorsa utile.

Tyrion è anche estremamente divertente. Ma non ha una di quelle comicità stupide e fantasiose; il suo cinismo divertito ha una doppia valenza: da una parte è inevitabilmente un meccanismo di autodifesa; dall’altra, è una grande alzata di spalle agli aspetti più amari della vita. Tyrion ti dice brutalmente le cose come stanno, seppur con costruzioni grammaticali e logiche raffinate. Ciò forse spiazza, atterrisce in certi casi, ma, se si guarda bene al risultato delle sue parole, dà grande forza. Il mondo fa paura perché in gran parte non è facilmente (o del tutto!) intelligibile: la natura, le persone, il futuro; non ci si capisce una cippalippa. L’unica marcia in più che si può avere è appunto avere una certezza; e Tyrion lo dice a Jon Snow: lui è un figlio bastardo, così come Tyrion è un nano. E’ ciò che sono. E’ una marca molto forte. Questi, che potrebbero essere dei punti deboli, sono invece dei punti di forza, perché sono punti saldi della loro esistenza di cui fare tesoro, e da cui eventualmente partire per allenare la parte migliore di sé.

E, scusate, arrivo ad un punto non meno importante. Tyrion ha una passionalità pura e sensuale che ogni altro personaggio della saga si sogna. I fratelli incestuosi zompettano come fosse un gesto di onanismo nei confronti della loro schiatta. Kal Drogo e compari bombano animalmente, seguendo il canto del sangue. Sospetto Ned abbia procreato pensando all’onore o amenità simili, conoscendolo. Ogni altro atto sessuale che ci viene proposto ha sempre un sottotesto di deboscio e dissolutezza fine a se stesso, senz’anima.
Tyrion ama con tutto se stesso, con un edonismo che, lungi dall’essere solo fisico, è anche estremamente emotivo. Dei molti membri in tensione di cui abbiamo letto, quello di Tyrion è evidentemente solo un punto di partenza per un coinvolgimento a tutto campo. Lui scopa, tanto e bene; come mangia, tanto e bene. Come nutre il cervello coi libri, tanto e bene: è la sua personale maniera di celebrare la vita, in tutta la sua pienezza.
L’ardore che prova per le donne che sente di voler possedere, davvero lo sente fino alle budella: è infatti l’unico maschio che vediamo in un atto sessuale sì preparatorio al sesso a due, ma anche squisitamente altruista, come il cunnilungus. E ne gode un sacco, nel farlo. Lui le donne le ama, il sesso lo ama, ama l’opulenza, ama la vita…

…quella vita umana che sembra disprezzarlo sin dal momento in cui è venuto al mondo, destinato alla deformità e alla derisione.
Amare profondamente per scacciare ed esorcizzare l’odio che ti coinvolge tuo malgrado. Tyrion è davvero un maestro di vita.

Il momento in cui Tyrion divenne l'idolo di tutti nella serie tv

A conti fatti, più che il nano, il suo è semmai il ruolo dello scemo del villaggio che, ridendo e scherzando, svela le menzogne del mondo. L’unica differenza è che Tyrion scemo non lo è di striscio, e che lui nelle dinamiche del villaggio è immerso sino al collo, da sempre.

(recensione pubblicata anche su anobii)

Tags: , , ,

Ssè ssè

Quasi oltre al tempo limite, il mio blog si sposta da http://myfuplandia.splinder.com/ a qua.
RIP, servizio di hosting che mi servì fedelmente durante la mia giuovinezza!

Tags:

Il mio blog

Puoi scegliere il tema, personalizzare la toolbar e guadagnare con i banner pubblicitari, sia Euro (€) sia risorse web.

AlterVista

Attenzione: non modificare o cancellare il tuo nome utente amministratore per non compromettere il tuo sito.

Guida WordPressAiuto WordPressAiuto AlterVista.

India: istruzioni per l’uso

Sto facendo una cosa che si dovrebbe sempre evitare, ovvero scrivere reportage di viaggio diversi giorni dopo il rientro a casa. In macchina, in treno, in aereo, era sempre un continuo pensare e ripensare alla forma che i miei post avrebbero avuto una volta che, tornata a casa, avrei potuto scribacchiare al computer le mie impressioni. Peccato che, col passare del tempo, i ricordi diventano sempre meno vividi, e il risultato è più un andare alla ricerca del tempo perduto, con tutti i suoi pregi e difetti, che dare un riscontro esaustivo e sentito dei fatti.

Successivamente ogni post verrà dedicato a una città. Questo invece avrà una struttura molto più schematica, una sorta di “cose che la vostra guida di viaggio vi dovrebbe assolutamente dire se solo il loro scopo non fosse favorire il turismo/dare una leggerissima infarinatura del posto in cui andate”.

INDIA del nord ovest (Rajasthan, Agra, New Delhi)

INFORMAZIONI GENERALI
Fuso orario: 3 ore e 30 (ora legale, 4 ore e mezza in periodi di ora solare)
Viaggio aereo: dalle 8 alle 9 ore. Jet Airways è vostra amica se volete un viaggio coi fiocchi a prezzi modici. Anche Shahrukh Khan ve lo dice: “Jet Airways – that’s a good idea!”.
Quando andare: quando non fa caldo, tipo non a giugno. C’è di buono che in sto periodo però non serve prenotare niente, gli alberghi sono quasi tutti letteralmente vuoti, e il servizio è rapido e impeccabile.

FORMALITA’ PER L’ENTRATA

Serve passaporto e visto. Il visto va richiesto massimo un mese prima della partenza, perché inizia da quando vi torna indietro il passaporto vistato. Chi vive al nord deve farselo a Milano (via Marostica), chi vive al sud invece deve mandare il tutto a Roma (n/p). Se ve lo fate a Milano il visto vi arriva in una settimana scarsa.
A meno che non abbiate fatto cose zozze all’estero e ci potrebbero essere motivi seri per cui il passaporto non ve l’accettino, sappiate che potete benissimo fare il biglietto aereo millenni prima di avere il visto. Sul sito fanno terrorismo psicologico perché non sanno se siete dei beoti da gita di fine anno al liceo o meno, e preferiscono optare per la peggiore ipotesi. A mio avviso fanno bene.

VACCINI E PRECAUZIONI SANITARIE
Andate alla vostra ASL per chiedere, e decidete da voi. Qui si fece il richiamo per antitetanica e difterite, antitifo e Epatite A. Benché me l’avessero proposta, l’antimalarica non la feci, e nemmeno l’anticolerica: basta essere saggi e attenersi con cura alle prassi consigliate per prevenire qualsiasi contagio. Inoltre l’antimalarica, non solo dà effetti di reazione particolarmente sgradevoli, ma vaccina contro specifici determinati ceppi, ossia è ben lungi dall’essere infallibile.
Importantissimo: MAI e poi MAI bere dal rubinetto. Mai prendere bibite per strada non sigillate. Mai mangiare frutta che si mangia senza bisogno di sbucciatura, o peggio, già sbucciata. Mangiate sempre in luoghi frequentati (questo dovrebbe valere anche a MILANO, o chessò, dove vivete voi!) e in cui il cibo vi è preparato davanti.
Portatevi i medicinali di dovere, e non drogatevi di Maalox appena vi brucerà lo stomaco (visto che non c’è cibo non piccante in India): stemperate l’acidità col lassi, o andate ogni tanto di chicken biryani violento. In alcuni ristoranti offrono cibo cinese, che potrebbe essere un buon modo per dare uno stop ai vostri problemi gastrici.
L’amuchina è vostra amica. Così come l’Autan per zone tropicali.

PRESE DI CORRENTE

Di base la corrente è di 220-240 volt. Se attaccherete una presa italiana ad una spina indiana vedrete che entra, ma non si attacca mai alla perfezione, in quanto servirebbe un adattatore. Se non avete l’adattatore, semplicemente non inserite la spina fino in fondo: funziona.

ABBIGLIAMENTO

Riassunto: se hai caldo, COPRITI

Come vestirsi se andate comunque a giugno:
– gli abiti devono essere assolutamente di cotone o lino, evitare colori troppo sparafleshanti per via degli insetti, colori tenui preferibili. Contate che la città di Jodhpur è detta “la città blu” perché dall’alto molte delle casine son tutte blu chiaro, e ciò è sia per far risaltare le case dei brahmini, sia per tenere lontani questi deliziosi animaletti.

– meglio maniche e pantaloni lunghi. Non solo per via degli insetti, ma anche e soprattutto per il caldo. Sebbene ci teniate alla vostra tintarella tropicale, sappiate che i beduini del deserto non sono stupidi: nei momenti di canicola più nera ero solita coprirmi la testa con la mia sciarpona multiuso (per posti sacri, per il vento, per il caldo, appunto), e finalmente la temperatura acquisiva una gradazione accettabile.

– per le scarpe dipende che tipi siete: le scarpe da ginnastica vanno sempre bene, soprattutto per fare escursioni. Tuttavia, se non vi schifate troppo a toccare pavimenti calpestati da millemila persone e eventuali animali, consiglio caldamente dei sandali comodi (e non vorrei fare pubblicità, ma usavo i miei inossidabili Birkenstock): molto più pratici da levar via alla svelta.

– nei templi generalmente ci si toglie le scarpe e si copre il capo (voi femmine). In teoria non si può entrare col ciclo ma sfido a sbirciarvi nelle mutande per vedere eventuali impurità. Scambiate sempre due parole coi sacerdoti gigioni, che spesso son persone divertenti.
 

COSE PER CUI NON SCANDALIZZARSI/SE SIETE SCANDALIZZATI IN PARTENZA CAMBIATE DESTINAZIONE

– estrema quantità di spazzatura, rinvenibile OVUNQUE. Parco nazionale? Autostrada? Città grossa? (meno) Città piccola? Luogo altamente turistico? Paesellino? C’è sempre, cambia in quantità agglomerata, ma il sunto è questo: l’India è una grande discarica a cielo aperto.

– gente povera, e povertà. Io dico, siete in India, se vuoi vedere gente felice di default vai alla Valtur o a farti una crociera. O semplicemente, non andare in India. Non tornare piangendo dicendo “Non mi aspettavo fosse così, mi sono preso a male”, esattamente dove credevi di andare?

– la condizione della donna in India. In sunto: l’uomo viene prima, ma la donna si veste meglio. Vi linko la mia tesi di laurea?

alzati la gonna e fammi vedere/cosa c’è da fare

SOTTOCATEGORIA: GLI AUTOCTONI E I TURISTI

Quando ho iniziato a pensare a scrivere il mio resoconto, la prima e primissima cosa cui ho pensato fu questo punto. Nessuna esperienza altrui potrà mai prepararvi a come sarà l’impatto con la gente indiana, e non tanto per la sopracitata povertà, quando per la sublime arte che hanno gli indiani (conosciuti da noi) di cercare di venderti/spillarti/scassarti la qualsiasi. Da questo punto di vista, devo dire che le guide fanno del loro meglio per indorarti la pillola ma, nonostante ciò, non possono in realtà far altro che darti un minimo di chiave di lettura della cosa: nella pratica, sarà solo dopo una decina di giorni di giungla che capirai davvero come si deve trattare con la gente del luogo.

Sono due gli atteggiamenti più “estremi” cui possono andare incontro due turisti occidentali non vestiti/comportanti da robbosi cittadini del mondo (come la tizia madre di quattro figli che scrisse una parte della guida Routard 2011 sulla zona in cui andammo, che non ritengo una compilatrice di guida di viaggio attendibile – solo gente del genere può dire che gli indiani sono un popolo accogliente e caldo! Prego, evitare di generalizzare vedendo la gente con le lenti di candycandy):

turista che rischia la paresi facciale per troppe foto

a) venerazione verso i turisti/rockstar. Hai la pelle bianca = come siete carini, che animali esotici!, omiodio posso sperimentare il mio inglese con te! Foto! Foto! Tieni la mano al mio bambino! Encore!! (no questo no).
Dialogo base:
Indiano x uomo occidentale: “Hi! What’s your name?” *risolini* “Where are you from? Ah Italy, buongiorno” *stretta di mano*.
Indiano x donna occidentale: “Hi! What’s your name?” *risolini” Where are you from? Ah Italy buongiorno” *giovanotto timoroso porge la mano, e quando gliel’acchiappo a momenti piange/scoppia a ridere come una fangirl isterica in mezzo alla strada”
Costoro non sono nocivi, l’unico inconveniente è quando si accalcano e fanno a turno a chi si fa la voto prima/stringe la mano prima/ottiene un contatto fisico con un turista. Grazie agli indiani ho scoperto quanto può essere stressante per un attore partecipare ad una convention di fan
sfegatate e pazze, quindi odio un po’ meno la carriera di prostituti di Ackles&co.

b) sei un turista e quindi sei per forza ricco sfondato, ti cerco di spillare i soldi in maniere fantasiose.

La maniera meno fantasiosa la si riscontra a Delhi, che è davvero una città banale in quanto a tentativi di raggiri. Sostanzialmente il tutto ruota attorno a falsi uffici turistici e a contrattazioni.
Ecco come ovviare al problema:

– uffici turistici/alberghi saltati in aria: di ufficiale ce n’è solo uno a Connaught Place. Prendete una cartina e andateci autonomamente, se proprio dovete. Al risciò ditegli di portarvi a C. Place, non “all’ufficio turistico”. Se qualsiasi guidatore vi dice “il vostro hotel non c’è/è saltato in aria/non ci posso arrivare, vi porto all’ufficio turistico” saltate giù al primo ingorgo e mandatelo a ramengo. Il fatto che voi cerchiate un Ufficio Turistico deve sempre rimanere un segreto. Così come il fatto che è la prima volta che venite in India. Così come l’informazione che siete appena arrivati in India. Ci siamo capiti? E’ minimo la seconda volta che venite in India, state girando già da una settimana, e state andando a vedere il centro. In India le balle a turisti (e non) girano che è una meraviglia, siate pronti a imbastirne anche voi.

– Contrattazioni sui prezzi: in India è tutto contrattabile, salvo i luoghi in cui c’è scritto “i prezzi non sono contrattabili”. Forse. A maggior ragione se siete turisti il prezzo è contrattabile, visto che comunque, anche dopo lunga contrattazione, il tizio indiano finirà per guadagnarci molto più del prezzo di partenza, visto che voi non sapete una cippalippa del valore d’acquisto della loro moneta, e del valore della merce in generale. Se siete del sud Italia è più probabile che siate avvezzi a questa pratica; se no, sappiate che quando un indiano vi chiede 300, in realtà ne dovrebbe avere 100. Tu chiedi di pagare 100 e man mano arriverete a un prezzo che va bene a entrambi: sii raggirato, ma con oculatezza.
Per quanto riguarda i risciò/rickshaw/autoconconducente, il punto è il seguente: al primo giorno vi fregheranno sempre e comunque, visto che difficilmente capirete sin da subito l’onesto prezzo di una corsa. Vi spareranno tutti dalle 100 alle 150 rupie, perché avete delle facce di allocchi accaldati e siete stremati e accettereste la qualsiasi. Prendetela con filosofia, vi rifarete fra qualche giorno.

Raggiri minori:

– gente (anche che lavora in musei!) che vi dice di essere collezionisti di soldi e vi chiedono 1 o 2 eurini: 1 euro sono 60 rupie circa, non fatevi gabbare, che è una mancia/carità/giveaway di soldi superesosa. E’ vero che 60 rupie sono SOLO un euro, ma dovete proprio fare la figura dei turisti grandeur spendaccioni? Non è spendendo e spandendo che vi si rispetterà, anzi è statisticamente più probabile il contrario!

– gente che si propone innocentemente di farvi fotografie con la vostra macchina: chiederà dei soldi. Vedete voi. Se avete pattuito una cifra e dice di non avere resto, seguiteli come cerberi: in realtà se li vuole intascare tutti.

– questa ve la metto fra i raggiri ma in realtà è una prassi di sopravvivenza: se potete, non prenotate in anticipo. Ma se prenotate in anticipo, prima di accettare la prenotazione chiedete di vedere sempre la vostra stanza d’albergo. Se non vi piace, chiedete di vederne un’altra. Se tutto l’albergo è in condizioni più che impietose, piuttosto che stare nell’albergo che avete prenotato a piangere la notte, pagate la tassa di sprenotazione (mezza notte) e andatevene. L’India è piena di sorprese di ogni tipo.

avremmo pianto anche noi, se fossi rimasti. Fatevi un piacere, evitatelo.

CARITA’, MANCE, OFFERTE AI TEMPLI E GIVEAWAYS DI SOLDI IN GENERALE

Io vi dico le prassi generiche, voi agirete di conseguenza. Non andrò per giri di parole perché non servirebbe a niente:

– la carità richiesta è mediamente 10 rupie (10rupees10rupees10rupees è una canzoncina che sentirete spesso ronzarvi nelle orecchie nel corso del viaggio), ma sta a voi decidere se ne vale davvero la pena concederla. E’ evidente che molti bimbini sono educati dai genitori con lo specifico compito di chiedere la carità in maniera insistente: volete davvero sovvenzionare tutti questi bimbini dandogli soldi solo perché ve lo chiedono? Molto meglio, allora, rifiutare 10 rupees a bambini che ve la chiedono random e con un po’ (!) di arroganza, e concederli a cuor leggero a bimbini che ti offrono in cambio un fiorellino appena raccolto (non si sa se picchiando vecchiette in carrozzella, ma vabé, abbiamo il beneficio del dubbio): oltre a dargli soldi, gli fai capire che basta un piccolo sforzo di volontà attiva per ottenere dei soldini. i bambini di Fatehpur Sikri sono stati i più dannatamenti insistenti in assoluto!
Questo ovviamente vale per piccini, ma anche grandi. Da questo punto di vista anche la Routard dice chiaro e forte che ciascuno di noi dovrebbe decidere in partenza le proprie regole sulla carità con un criterio. Il mio è stato dare la carità in base ad un qualsivoglia servizio: al vecchino che mi guarda le scarpe quando le lascio davanti al templio, al ragazzino che ci concede una guida spontanea per la città (poi tentò di portarci a comprare cose, ma là sta a voi essere chiari – sta cosa davvero non si può insegnare in una guida) e cose così.
Ovviamente capitò di dare soldini a bimbini e vecchine random, ma si sa che queste cose vanno anche a “simpatia”. Come capitò di NON dare soldi a bambini offrenti qualcosa insistenti e arcigni come questo bambino (dei tanti) di Fatehpur Sikri che onestamente me le fece girare a elica. Fatehpur Sikri e Agra sono i due posti in cui di più siamo stati trattati male/assaltati/scassati fino allo sfinimento, e temo proprio sia dovuto al fatto che essendo, in teoria, posti turistici, le palle debbano per forza essere rotte proprio ai turisti. Pessima pubblicità, ragazzi. Secondo loro Turista = non è abituato a noi ed è pieno di soldi da dare via. Ci darà i soldi. Non ce li dà? Dacci i soldi! NO, a TE i miei soldi non li do, e che cavolo.

– (ovviamente) le mance vanno a meritocrazia. Anche lì, in genere la forbice è in genere da 10 (pessimo servizio, sei una merda approfittatrice con prezzi esosi e te li do per pena a mò di carità, puà) a 20-25 rupie.

– se siete in auto con un autista, la sua mancia finale dovrà consistere, come dice la Routard, in circa 75 rupie al giorno, in caso di servizio positivo. Noi siamo andati col MITICO Mohan di indiakarni. Mai mancia fu meglio data. Onesto, instancabile, disponibile e gioviale. Chiedete di lui, che è una garanzia. Dati i numerosi malcontenti letti sul web, abbiamo solo “noleggiato” Mohan, e chiesto di scegliere gli hotel da noi: se finivamo in catapecchie erano cacchi nostri!

– ai templi date ciò che volete se vi aggrada, ma anche qua 10-20 rupie è la tariffa media. Vedrete misteriose sparute 100 rupie nel piattino, che sperano ci mettiate VOI.

– quando siete in albergo, consiglio caldamente di dare una mancia decorosa (20+ rupie) appena arrivati, ma questa è una cosa valida anche negli alberghi italioti.

TRASPORTI IN BREVE, reprise.

– i tuktuk (o rickshaw) aka risciò con motore, in genere della Piaggio verdi e gialli, sono un’istituzione. Ci contratterete allo sfinimento. Vi cercheranno di tirar su ovunque siate, anche se siete appena scesi da uno. Saranno i vostri migliori amici e peggior nemici.
– risciò a pedale. I tizi sudano e si stancano tanto ma sono poveri. Usateli, se potete! Non consiglio per lunghi tragitti, a giugno.
– taxi: non saprei, noi avevamo l’auto con autista. Ma avrei paura fossi in voi, non saprei di chi fidarmi.
– treni: si devono prenotare con largo anticipo. Se finite in waiting list, sappiate che il posto per voi ci sarà comunque: salite fiduciosi sul treno, casomai finirete per fare 6 ore di treno in corridoio. Se salite alla stazione di partenza fregherete il posto a qualcuno, che lo fregherà a qualcuno d’altro, e come per magia in queste postazioni a panchina per 3 persone, si siederanno dalle 3 alle 5 persone (più un bimbino piccolissimo in braccio).
Vedrete assai gente che fa i loro bisogni solidi durante il percorso, non fissateli troppo prima che diventano stitici a causa vostra! A, e ovviamente vedrete chilate di spazzatura e fiumi divenuti verdi dalla sporcizia.
– autobus: non pervenuti.
– trasporti con bestiole: niente da ridire sui cammelli, che sembrano a loro agio. Ma mettetevi una mano sul cuoricino, prima di usare gli elefantini. Stanno bene?
– noleggiare un’auto per guidarla tu: SONO SICURA CHE NON LO VUOI. Da qualsiasi parte dell’Italia tu venga, non sei abituato al traffico indiano, te lo dico io. No? Hai mai visto un camion in autostrada che va contromano? Lì succede di continuo! Spero di averti fatto desistere.

la legge indiana: chi la il clason più squillante (o dalla melodia più trash) vince

Tags:

Del potere del fandom (di Supernatural)

Del potere del fandom (di Supernatural)

(mi scuso in anticipo per gli errori di terminologia che mi appresto a compiere, siate clementi)

Sono un soggetto facilmente annoiabile e molto curioso; ne denota che non sono la candidata ideale per idolatrare troppo a lungo un qualsiasi fenomeno. Certo, se mi ha colpito in qualche modo mi rimarrà nel cuore, e una certa piacevolezza riaccompagnerà ogni ricordo o rivisitazione in merito a tal fenomeno. Ma, dopo una ipotetica cotta bruciante iniziale, anche l'infoiamento più violento andrà via via sfumando. In potenza sarei adatta, ma sicuramente ad un certo punto il mio nome si sbiadirà fra gli utenti del forum di un generico fandom.

In questi giorni sono sorprendentemente (ri)presa da un noto telefilm americano sospeso a metà fra il trash e l'intelligenza, ossia Supernatural.

Ai suoi esordi narrava delle peripezie dei fratelli Sam e Dean Winchester, alle prese con la caccia di demoni e mostri vari, talvolta presi paro paro delle urban legend più gettonate; c'era poi una trama orizzontale volta alla scoperta di un oscuro segreto di famiglia e, in soldoni, alla ricerca del padre, anch'egli cacciatore di bestie varie, che appare scomparso. Fra problemi etici, esistenziali, familiari e quant'altro, siamo adesso, a mano a mano che andavano avanti le stagioni, arrivati a tirar in ballo pure questioni teologiche e sul libero arbitrio.
Potrebbe così parere uno show peso e serio, se non fosse che, come dicevo, l'atmosfera è permeata da una certa ironia, fra il cinico e il demenziale, e che il fanservice scorre ormai potente fra le trame… della trama. Il fatto che il cast principale sia costituito da dei ragazzoni dal sex appeal incredibilmente alto (e con doti attoriali non indifferenti, ammetto) fa sicuramente sì che il creatore e gli sceneggiatori della serie si aspettassero che avrebbe avuto un certo seguito. Con queste basi, se già lo show non fosse buono di suo, basta il fandom in sé a reggere le sorti della serie, evitandone il cancellamento (vedasi questa orridamente gestita ultima sesta stagione, e fu già annunciato che la serie tornerà in autunno).
Ma non solo: un fandom molto forte porta un determinato telefilm, o un prodotto in generale, a esondare dai confini del tubo catodico (o dei file .avi) fino a prendere letteralmente vita propria, in un delirio di shippaggi e conseguenti fanfiction. Non andando troppo nello specifico, il fandom di Supernatural pullula a oggi di ogni tipo di combinazioni sentimental/sessuali che potrete mai immaginare (non sarò io a farvi una lezione sulle sigle da fanfiction, vi basti sapere che, essendo un telefilm ad alto tasso misogino e testosteronico, lo slash è più forte che mai), e alcune di esse sono non solo plausibili, ma spesso suggerite a voce (manco tanto) bassa dagli stessi autori della serie.

Quando, spinta da un post pimpante di violetta bellocchio che sottolineava quanto questo telefilm fosse divertente e latentemente (?) gaio, iniziai a vedere Supernatural, non potevo certo aspettarmi il crescendo di gigionate che sarebbe venuto in futuro… e che mi avrebbero anche attratta come miele per gli orsi! Ai tempi di quel pimp post, eravamo alla seconda stagione, e l'unica ship che era partita era la famosissima Wincest. Potrete già immaginarvi con che felicità i realizzatori del telefilm seppero poi in futuro che il 14 settembre 2005, poche ore dopo la messa in onda del Pilot della prima stagione, la prima fanfiction Sam/Dean veniva pubblicata su supernatural_fic and sn_slash by janedavitt; ci vorranno purtoppo altri due mesi prima che la prima community wincesteriana venisse aperta (x)!
Durante la mia carriera di spettatrice di Supernatural ho visto ricorrere talmente tanto il termine "Wincest" che ormai a volte sbaglio e scrivo il cognome dei fratelli Winchester dimenticandomi l'acca. Sono sempre stata affascinata dalla torbida tendenza dei fan a trasformare una bromance fra fratelli in un rapporto altamente sessuale in cui i due hanno un rapporto uke/seme; ma non la capivo. Certo, era palese che il telefilm wink-winkasse agli spettatori invitando a riempire gli awkward silence tra fratelli a piacere. Ma, non saprei, sarò che sono figlia unica, non sono mai riuscita a far altro che a ridacchiare teneramente per le loro parentesi gaie.
Nel mentre il fandom si espandeva, i cosiddetti "fratellini cucciolini" iniziavano ad avere magagne, e ad angstare, e angstare e angstare, tanto che la serie da che era un giocattolino divertente con punte d'angst, ora è un camion a rimorchio di angst con gli specchietti retrovisori divertenti. Al contempo però nascevano nuove ship fra i fan. Ammucchiate a tre dei Winc(h)ester con femmine. Con demoni femminili. Con demoni maschili. Con vecchi. Sadomaso. Insomma… nominalo, e vedrai che ci sarà. Per andare al sodo cito solo brevemente il fatto che esistono anche ship minoritarie fra demoni e demoni, angeli e angeli, demoni e angeli, e via dicendo.

Poi però avvenne il salto di qualità, in ogni senso. Se in quanto a trama la quarta stagione è venuta a costituire una boa essenziale per ravanare più in profondo su questioni spirituali un po' più spinPhotobucketose, l'arrivo dell'angelo Castiel in scena ha dato finalmente anche ai non fan del Wincest una ragione in più per seguire fedelmente il telefilm. E notate l'intelligenza degli autori: nella terza stagione, e anche più in là, ci avevano provato ad aggiungere degli interessi sentimentali femminili ai due fratellini. Ma, poiché il fandom implose per via delle critiche fatte nei confronti di codeste nuove figure, i nostri fratellini cucciolini rimasero soli a Wincesterare o ad avere solo tristi avventure di una notte, con gente che moriva, per mano loro o altrui. Così lo decisero. Era il momento: imbastiamo una bella relazione potentemente emotiva fra Dean (il maschio alfa della coppia Winchester) e un angelo… incarnato nel corpo di un uomo (e che uomo!). Erano così fondate le basi del Destiel (il Manifesto Destiel è qui, istruitevi!). E nessuno riuscirà a dissuadermi dall'idea che cinque minuti dopo che Castiel apparì sullo schermo, non erano già pronte 4 fanfiction Destiel (in cui Dean era passivo – al tempo Castiel spaccava i culi) e diecimila manipulations. (supernatural wiki parla del Destiel senza però darci questa importante informazione).

DestielFinalmente "mi sono sentita" pronta ad imbarcarmi in una ship slasheggiante bella potente, e capirne i meccanismi! Fino ad allora avevo sempre shippato con modestia coppie esistenti e comprovate dai fatti, non mi ero mai fatta trippini esagitati su una coppia omosessuale che mai avrà modo di essere rappresentata (se SPN passa alla HBO o su Showtime fatemi un fischio!), che felicità-my happiness! Probabilmente ciò è dovuto al fatto che mi trovo con praticamente nulla da fare, e disperata da un finale di stagione in cui questa coppia di innamorati in denial perenne ha pesantemente bisticciato, tanto che uno disse all'altro "Prostrati a terra e dichiara il tuo amore per me – o ti punirò" senza alcun accenno di doppiosenso sessuale (crediamoci!). E la bomba dello shippaggio al buio e il desiderio di fanfiction deriva proprio da ciò, da una vacanza! Uno studioso molto saggio scrisse che uno scrittore è in primo luogo un lettore insoddisfatto… e infatti i fan di Supernatural sono logorati e entusiasmati, ma in totale molto angstosi nei confronti di questa relazione che è già da 3 anni che viene imbastita nella maniera più equivoca possibile ("Cas… the last time someone gave that look… I got laid"; "Give it to me, Dean"; "Blow me, Cas!"; + sbattimenti al muro e eyesex in loop)!
La vacanza è potenzialmente di innumerevoli cose:
– l'assenza del rilascio della tensione sessuale accumulata sino ad ora;
– la fine della stagione dei telefilm e la consapevolezza che mancano diversi mesi prima di vedere che ne sarà della nostra coppia preferita;
– la fine della scuola per le giuovini, che però a breve vacanzeranno e non penseranno a Dean che inchiappetta Cas o viceversa.
– (personalmente) sono laureata, ho appena concluso una fetta importante della mia vita, non ho niente da fare, non ho ancora prospettive future, e l'unica certezza della mia vita è che vorrei tanto che Dean e Cass *parole confuse/gesti osceni eccetera*. La voglio questa certezza, la desidero, e per questo leggo fanfiction e vedo video in cui finalmente la cosa si realizza. Posto che sono sicura sarei profondamente delusa se la tal cosa si avverasse, per cui sono contenta che questo momento si procrastinerà all'infinito (spero non la serie), in una sorta di infinito attimo perfetto, che mi isola dalla caducità delle cose terrene e mi tiene sospesa in questa fittizia realtà. Questo argomento è affascinante e inquietante, direi da Life On Mars canzone/serie televisiva. L'importante è saperlo. Ma non soffermarcisi troppo, per ora.

Questa è la mia esperienza personale, ma su questo tema si potrebbero fare annotazioni e studi infiniti, a seconda della disciplina che si vuole prendere in considerazione. Ad esempio, che io sappia varie persone ben più informate e competenti di me si interrogarono sul fenomeno slash, su quanto la percezione della differenza di genere influenzi la produzione di fanfiction su questo tema. Una conoscente mi faceva saggiamente notare la differenza fra le storie omosessuali prodotte in Oriente (in cui spesso la cultura è prepotentemente maschiocentrica ed è valutata positivamente la femminilità nella donna), piuttosto che in Occidente, in cui il ruolo della donna è sempre meno definito. In genere gli yaoi giapponesi presentano la coppia protagonista come un'alternativa adiafora della coppia uomo-donna; vale a dire, uno di loro è molto virile, l'altro è così femminile che sembra una femmina. In Occidente questo non sempre avviene, e appunto nel caso di Supernatural se abbiamo un Wincest in cui sicuramente è Sam l'uke (passivo) della coppia, abbiamo anche un Destiel in cui la combinazione è invece piuttosto versatile, perché i due per aspetto sono piuttosto virili, mentre dal punto di vista caratteriale abbiamo un Dean che si professa e dimostra uno womanizer ma che si trova molto più a suo agio in compagnia maschile (e ci tiene a sottolineare che mentre Sam e Bobby lessero Lovecraft lui era "Impegnato a scoparsi le donne". Mi raccomando le donne, Dean, sottolinealo, non si sa mai che pensiamo altro), e un Cas che è uno e trino (o forse di più), perché nel corso del telefilm intraprende un percorso interiore che lo rende rispettivamente: appena arriva seme (attivo), poi uke (passivo), e adesso ancora seme. In mezzo parentesi dalla sessualità confusa.
Ad ogni modo, su queste cose ne so ancora poco, quindi non posso soffermarmi troppo a lungo. Ma, innegabilmente, un certo fascino lo riscuote. Basti sapere che anche lo stesso Misha Collins (Castiel) ritiene il fenomeno slash molto interessante, e un campo di studi sociali da tenere sott'occhio, tanto che ne parla ben volentieri (x x x x ). Ma si sa, lui è una persona troppo avanti.
Misha, ti adoro.

p.s.: Jus in Bello, plis.

Tags: , ,

“Quella stronza di Cenerentola”

7 dicembre 2010: dopo decenni dall'ultima volta che l'avevo visto scopro che Cenerentola è un'ameba passiva che subisce senza fiatare (perché!?) e viene salvata dal CULO (non quello delle sue sorellastre, anche se fa provincia); e che la matrigna, carismatica, che sa quello che vuole e lo attiene a prescindere dalla morale comune viene descritta come una bastarda patentata da punire. Povera matrigna, io lo so che stava solo cercando di raddrizzare la schiena rammollita di quell'essere pietoso che è la figliastra!
Gli andò bene al padre del principe che Cenerentola fosse così, visto che egli per il principe cercava essenzialmente una "fattrice" di pargoli.
E le topine sarte rilanciano di brutto il tema vagamente maschilista del film intimando ai due topini maschi protagonisti (lo smilzo sveglio e il ciccione scemo) di non aiutarle a confezionare l'abito da ballo di Cenerella perché è "è un lavoro da femmine!" (cit. con voce squittente).
E poi mi si chiede perché odio il film che, pur prendendolo in giro, rievoca di brutto il culo che ebbe "quella stronza di Cenerentola" …!

Ad ogni taglio di pubblicità veniva proposta la pubblicità della rassegna delle "Principesse Disney" che a quanto pare si terrà ogni martedì; e guardacaso, le altre due proposte erano La bella addormentata nel bosco (aka quella che per tre quarti di film è addormentata e viene salvata dal principe) e Biancaneve (aka quella che fa da badante a dei nani, mangia come una cogliona una mela data dalla solita antimadre figa e perfida, va in sonnolenza e si fa risvegliare da un principe). Non contesto il messaggio di Cenerentola in sé perché è un film del suo tempo, ispirato a una fiaba di un altro tempo, contesto il volerlo proporre a bimbine del 2000 e passa senza dar loro un contraltare di personaggio positivo femminile disneyano. Non fingiamo che non esistano suvvia! E le bambine se ne accorgono! Oh un motivo per cui Cenerentola, Biancaneve e la Principessa Pisellabile non me le cacavo di striscio manco a 5 anni ci sarà pur stato!

Concluso ciò, i quesiti random:

Domanda numero 1: perché non proporre invece dei film Disney con protagoniste reattive? Non dico per forza di tirare in ballo Mulan (che, per carità di Iddio, è palesemente ambientato in Oriente! I nostri poveri bambini!), ma almeno La sirenetta (aka lei che si ribella al padre e ha voglia di conoscere il mondo, e amen se alla fine lo fa per amore, almeno sceglie il suo futuro e lotta per esso, cogliendo rischi) o La bella e la bestia (aka lei intelligente, colta e acuta che rifiuta il belloccio tamarro e si innamora di un tizio a discapito del suo apparente cessume e della sua scontrosità)?

Domanda numero 2: alla Rai sconfinferarono i film Bollywoodiani perché il cinema mainstream indiano tende a dare un'idea "sì, fingiamo che sei libera ma la tua cultura di dà un certo ruolo e tu lo manterrai comunque?". Se è così, tanto di cappello! Siete dei geni del Male. Ma non mi avete avuta e di certo non avrete i bimbini miei e i miei "nipotini"!

Tags: , ,

“You have beautiful eyes” “They’re nothing compared to my tits…”

Bolle di Sapone (Soapdish, del 1991) è un filmetto con un cast grandioso e alcuni momenti bijoux che valgono totalmente la visione.
Ambientato nel mondo delle soap opera, o meglio, di una soap opera di nome Anche il sole tramonta, il film è in pratica una storia che è dentro una storia che è dentro un’altra storia. Quando l’audience dello show pare essere colata a picco, la produzione richiama dall’esilio, cui lo costrinse la protagonista della soap (Sally Field), un vecchio attore del cast (Kevin Kline) nonché ex amore di lei. In realtà tutta la faccenda fu architettata da in particolare uno dei produttori (Robert Downey Jr.), sotto suggerimento da un’attrice minore del cast: lei vorrebbe scalzare la protagonista facendola andare in crisi, lui vorrebbe bombarsi l’attricetta. La situazione si fa ancora più complicata quando arriva sul set la nipote della protagonista (Elisabeth Shue), la quale non sa di possedere in sé un segreto molto ma molto intrigante.

Intelligente e scanzonato, con un’ovvia satira del mondo televisivo (delle soap opera! Cliché usati e ribaltati), seppur non sia una pietra miliare del cinema Bolle di sapone è un film estremamente gradevole che non so perché la gente tenda a non conoscere. Insomma, c’è anche un’angst sessualromantica tra i due personaggi principali! Sappiamo tutte che Kline è bravissimo ad angstare! Santo cielo!

Tags: ,

Pancakes! Pancakes!

Ieri diedero Cabin Fever (che è un film del 2002 di Eli Roth) su Rai 4.
Premetto questa cosa: il mio rapporto con i film horror è altalenante, nel senso che non sono mai stata una di quei teenager appassionati di robe truculente, tuttavia ne ho sempre apprezzato gli eccessi. Morale della favola: mi piacciono gli horror splatterosi autoridicolizzanti. Mi piacciono anche gli horror che han una forte componente di critica sociologica dentro, ma talmente forte che in fondo non li considero propriamente l’horror. In realtà temo il punto sia che non so bene cosa sia o non sia un film horror, anche perché ai giorni nostri i sottogeneri cinematografici sono così numerosi e interconnessi fra loro che va sempre a finire che sai da che genere parti e non sai dove andrai a finire. Questo film è uno di quelli.

La trama: posto che sapere cosa si intende per "cabin fever" può essere un vantaggio (sai subito dove si andrà a parare) o uno svantaggio (è un tre quarti di spoiler), la vicenda tratta di quattro giovinastri che vanno in vacanza in uno chalet sperduto in un bosco. Due vogliono copulare, uno è quello buono, una è quella che il buono vorrebbe farsi e uno è quello stolto. Ad un certo punto entrano in contatto con una fantomatica "malattia" diffusa da un personaggio un attimino inquientante, che fa tipo liquefare il corpo in maniera molto schifiltosa. Con il gentile aiuto della gente del villaggio (nota bene per me stessa: se vai in vacanza in montagna evita come la peste la gente che vive in luoghi sperduti, saranno automaticamente dei malati di mente) la carneficina totale può avere inizio.

A me non ha convinto proprio. Nel senso, il regista sembrava indeciso su che atmosfera dare al film; ad esempio, sono presenti simboli e cose allucinate, però sono elementi sporadicissimi e infilati quasi a caso. Nella fattispecie l’unico che ricordo con felicità è il bimbo pancakes. E sì, anche la sintomatologia della malattia aka perdita di sangue alle parti basse, con un netto riferimento al sesso. Amore e morte. Cosacce e disfacimento dei corpi. Eccetera. Non so perché mi interessò, forse fui insitamente traumatizzata dal sesso manuale finito male, visto che era una scena tenera.

Insomma, ha ovviamente rimandi al cinema horror degli ultimi anni. Ha anche rimandi a robe allucinate/segamentaiole della gente che conosce lui. Unisce ovviamente ai due filoni la critica alla società americana.
Ma i tre elementi messi tutti insieme, anziché dare sostanza aggiuntiva al risultato finale sembrano annullare vicendevolmente il loro potere.

Fermo restando che io dei film horror non ci capisco molto.

Tags: , ,