Un’estate da Ricordare di Mary Balogh
Libro di genere romance* (sentimentale e tendenzialmente melenso che, se siete fortunate, vira anche sul pornozozzo) che, grazie alla azzeccatissima e a prova di vergogna collana Emozioni della Mondadori, potete sfogliarvi sul tram quando andate al lavoro la mattina.

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L’estate magari i protagonisti del libro se la ricorderanno volentieri, io di questo librò me ne dimenticherò ben presto. Spero!

Lo sappiamo tutte, e anche chi non lo capisce o non lo ammette in cuor suo sa che sto dicendo la verità: noi ragazze

Sembra un libro serio da sta copertina, vero?!

amiamo leggere i romanzi storici perché sciorinano continuamente il vecchi e tradizionale canone donna sottomessa (ma perché la società lo impone)/ uomo virile e scafato (sennò è una donniucciuola); data la loro collocazione al passato il nostro senso di colpa viene meno: proiettandoci su un personaggio fittizio collocato in un tempo altro possiamo “comportarci” da donnine addomesticate e dimenticare durante la lettura la problematica e necessariamente estenuante lotta fra i sessi che ha luogo ormai da decenni. Sembra una cosa brutta da dire, ma sì, lo sosterrò sempre: anche la donna più indipendente ha sempre dentro di sé parte della cultura misogina e virocentrica propria della società che le ha generate, onde per cui è un germe impossibile da eliminare del tutto in tempi brevi.
Aggiungiamoci a questo tema l’annosa questione del complesso di Elettra, ed ecco qua il romanzo storico medio romance: lei donnina d’altri tempi che se ne deve stare al suo posto; in genere è semplicemente timida, repressa e senza esperienza alcuna – non solo in campo sessuale -, come una bambina! La ragazza ha una torbida relazione con un tizio virile ma non abbastanza da essere sgradevole, che le insegna le cose della vita – proprio come un padre!

Ora molte di voi staranno rabbrividendo a queste parole, tuttavia più che un sottile romanzo psicologico; più che un tripudio di verosimiglianza e introspettività, Un’estate da ricordare è questo: un tentativo dell’autrice di placare l’animo delle sue lettrici, dando loro la possibilità di risolvere i loro conflitti inconsci.

La protagonista del romanzo non sa fare niente di niente, è una sorta di tabula rasa di virtù, senza alcuna aspirazione. La cosa è giustificata come un “cercava di essere così perché in famiglia c’erano casini e lei voleva svettare per compostezza”; non ce ne frega niente, il sunto è che lei alla veneranda età di 26 anni non ha provato mai passione per niente: né per i giochi, né per hobby vari, né ovviamente per un uomo. Lei ammette di averci provato (come? per quanto?) ma si è risolta a volere una vita tranquilla e piatta, visto che non ci può fare niente.
Il protagonista è invece uno che ha provato tutto dalla vita. Il contratto matrimoniale è solo una scusa per far avvicinare “padre” e “figlia”, cosicché lui le possa insegnare di tutto. L’attrazione che nasce non è carnale bensì una sorta di amore “filiale”, che cresce sempre più ogni volta che lei si apre perché lui le insegna qualcosa di nuovo. Alla fine lui si arrapa per lei ma continua ad ammettere che non la trova oggettivamente bella, ha solo uno strano fascino, palesemente dovuto al fatto che sta scoprendo ora come gira il mondo. Anche Woody Allen capì il “fascino” di educare una giovane tabula rasa alle cose della vita, e infatti si sposò e bombò la figlia adottiva!

Ritornando al discorso di prima: a me va pur bene sospendere l’incredulità e la mia analiticità per leggere i romance perché, e che cacchio, anche io ho bisogno di esorcizzare i miei fantasmi. Ma quando il messaggio nascosto espresso dalla esile trama di un romance medio è servito in maniera troppo esposta, cade il sollazzo e incombe la strana sensazione di vedere un incesto autorizzato.

 

(recensione pubblicata anche – e prima di tutto – su anobii)

(* non nascondo che le recensioni che mi divertono di più, che siano libri di merda o meno, son quelle di questo genere di narrativa – o paraletteratura, come credete!)

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