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Articoli con tag bollywood

Che cosa hanno in comune un bibliofilo francese ottocentesco e il cinema indiano mainstream moderno?

Se vi siete letti la mia pagina Su di, sapete già perché sto condividendo online le mie tesi di laurea. Ovviamente, se citate qualcosa gradirei mi si menzionasse. Ma visto che in pratica non lo saprò mai, prendete e beatevene senza pensare troppo a ste quisquillie.

 

  • Tesi di laurea triennale in Lettere (Letteratura francese)

La donna nemica del libro? Rapporti fra bibliofilia e femminilità nell’ ‘800. La prospettiva parigina di Octave Uzanne (download)

Riassunto: Cos’è un bibliofilo? Uzanne era un bibliofilo! Cosa ne pensa Uzanne delle donne bibliofile? Nella conclusione sostengo che Uzanne  era illuminato ma pur sempre un uomo del 1800, poraccio.

  • Tesi di laurea magistrale in Lettere Moderne (Indologia)

L’evoluzione della figura femminile nel cinema indiano. La Yash Raj Films dopo i family drama (download)

Riassunto: Ho visto un sacco di film indiani recenti, ho confrontato con la visione della donna nella cultura indiana, ne ho tratto le mie conclusioni. Più in sostanza: Com’è la donna nella cultura indiana? Il cinema rispecchia la realtà della società indiana? Come rappresenza la donna, il cinema indiano (mainstream)? I conservatorissimi e mainstreamissimi family drama (nb: film da metà anni ’90 a primo quinquennio 2000s) e i macrotemi che sviluppano. La Yash Raj Films (una delle più importanti case cinematografiche indiane). Applicazione delle fregnaccie che andai a leggermi per costruire il corpo nella tesi in alcuni film della Yash Raj Films, opportunamente suddivisi per macrotemi. Nella conclusione faccio notare che i film ben rappresentano la fase di transizione fra il passato e la modernità dell’India, sottolineando che i giovani d’oggi nel “passato” ci stanno ancor bene, tutto sommato.

 

 

(tutta sta roba sarà a facilissimo uso e consumo di chiunque capiti su questi lidi per caso e si metta a smanettare fra le linguette blu in alto – per ora Su di e Robe mie. Che i miei studi mi serviranno probabilmente – SE mi serviranno – per fare un lavoro qualsiasi e non cose inerenti a gender studies e studi sulla critica sociologica del cinema. Ma nell’ottenere il mio pezzo di carta devo dire mi divertii parecchio)

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il cinema popolare è del/per il popolo, di qualunque Stato sia!

Questo sarà un post antipatico e forse anche un po’ lungo, me ne dispiaccio.

Sono una snob dello snobismo
. Forse per le mie competenze accademiche in semiologia e sociologia, forse perché sono una spettatrice/lettrice ancor prima di essere una dotteressa in Lettere (fa fico sì, ma ho solo una triennale, per ora), non mi riesce in alcun modo né di apprezzare un’opera soltanto in virtù della poetica che soggiace alla sua realizzazione. E non riesco a non apprezzare un qualcosa di un qualche indubbio valore perché non appartenente ai piani alti del settore di sua appartenenza. In tal senso Spinazzola è un gran fico nel discorso che fece sulla (ancor oggi) tanto disprezzata paraletteratura.
Ci fu un periodo in cui cercavo di approcciarmi solo a cose istituzionalmente culturali, se non elitariamente intellettuali, perché mi dicevo: amo l’arte, la letteratura, il cinema! Per essere davvero un’esperta devo innanzitutto possedere le basi o comunque quello che si dice sia canonicamente e universalmente Bello. Feci bene. Ma più passava il tempo più mi rendevo conto che, così come a me Brad Pitt e Johnny Depp non fanno assolutamente né caldo né freddo, anche il Bello è più soggettivo che mai, dipende dall’ottica con cui si guarda una determinata cosa.

Ebbene, giovedì scorso mi capitò di leggere sul web che, in virtù del Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina, ci sarebbe stata una conferenza a tema bollywoodiano, "Musica e danza: l’anima di बॉलीवूड – Bollywood". Ci andai. Mi è capitato di vedere così uno degli spettacoli più perplimenti della settimana, scalzante persino il notevolmente trash film attualmente al cinema The legion.

Ometterò di commentare la parte di seminario condotta da Marcella Bassanesi sulla danza Bharata natyam, anche se a onor di cronaca devo dire che, dopo aver praticato e studiato 3 mesi di Bharata natyam con un’insegnante dotata, colta, umile, nonché di una bravura imbarazzante, unito al fatto che com’è noto seguii un corso di Indologia tenuto da un luminare in materia, potrei smontare qualunque cosa, detta o fatta dalla direttrice di Aspara – centro per le arti sceniche indiane; a partire dal fatto che la sua fisicità e indole scenica mi parevano ben alieni dal renderla adatta per la danza, qualsiasi tipo di danza, a maggior ragione una danza orientale così tecnica.


né io né tantomeno la signora Bassanesi assumiamo
questa posa con la medesima grazia

Veniamo invece alla parte su Bollywood, e tiriamo in ballo il mio conclamato e anticipato snobismo per lo snob.
Era Marco Restelli, costui, che ha introdotto i partecipanti al seminario al cinema di Bollywood. I giorni purtoppo sono passati e non ricordo esattamente tutte le informazioni spicciole da lui profuse, comunque sono rimasta piuttosto scandalizzata da un paio di cose, che giustificano peraltro non solo lo scempio di Amori con…turbanti (film bollywoodiani passati su Rai 1 con tagli alle canzoni e ai balli) da lui denunciato, ma anche la mancata penetrazione di film bollywoodiani nel mercato italiano, nonché la ben parca bibliografia su Bollywood rinvenibile in Italia che, a onor di cronaca, consta di sì e no 4 libri, di cui solo tre negli ultimi vent’anni e di cui il più recente è incompleto, banalizzante, pieno di errori e complessivamente, come capirete, poco valido.

parte musichetta epicheggiante e idealista in sottofondo

Riassumiamo la storia di Bollywood in maniera il più possibile corretta anche se un po’ approssimata, per il bene di tutti.
Il cinema arriva in India un anno dopo la sua nascita, in Francia. Data la situazione linguistica, oltremodo variegata del subcontinente indiano, la piega presa all’arrivo del sonoro è: film in hindi (la lingua maggioritaria, del nord dell’India) e film in cui la musica, linguaggio universale, è l’unico mezzo di comunicazione. In seguito questi due elementi si fonderanno dando vita al film bollywoodiano per eccellenza, che per molti è anche evoluzione/trasposizione in film del teatro-danza indiano. Ovviamente, per avere la speranza di acchiappare più spettatori, i primi film sono di carattere mitologico (prendono spunto da Mahabharata e Ramayana), anche se vi dirò che anche nell’estetica e nella prassi di vita indiana odierne l’influenza dei testi sacri e mitici fondanti la civiltà indiana sono capitali. Ad ogni modo, si evolveranno nel corso degli anni vari cinema regionali a seconda della lingua parlata (tamil, tegulu etc… ), ma il predominante sarà quello che avrà origine a Mumbai, al tempo Bombay, una città nel nord-est dell’India, e che si chiamerà Bollywood (Bombay + Hollywood, geniali, no?). E io di quella parlerò.
Ed eccoci qua quindi. Gli anni ’50 sono il periodo d’oro del cinema indiano, quello di Raj Kapoor: vicini al neorealismo italiano e/o/i/u alla nouvelle vague, non hanno musica, le storie sono di persone comuni che si dibattono in condizioni avverse per (soprav)vivere. Da questo filone nascerà in seguito il cosiddetto cinema indipendente, che è oscuro, criptico, ermetico, e che ha pochi seguaci. Tutti snobbini. Non penso proprio che il Raj volesse questo, ma valli a capire ‘sti qua!
Negli anni ’60 la gente si è rotta di vedere/fare robe menose per celebrare/superare il periodo di assestamento post-indipendenza indiana raggiunta, e sorge una corrente più festosa e briosa, coi film allegrotti e pimpanti con Shammi Kapoor.
Negli anni ’70 viene realizzato il film più amato da tutti gli indiani ancor oggi, ossia il masala (mix di spezie, per la varietà di tematiche presenti in esso) movie Sholay, con Amitabh Bachchan, l’attuale attore più famoso e amato di Bollywood (anche più di Shahrukh Khan, SI’), ora come allora. Gli anni ’70 sono l’epoca degli angry young man, i film hanno spesso trame poliziesche, di malavita, vendetta, riscatto e cose di questo genere. Vanno di pari passo con la vita politica e sociale del Paese, in breve.
Gli anni ’90 sono infine l’epoca dei family drama, il cui inizio è sancito da un film del ’94 il cui valore estetico è (detto) pari a nulla, ma che riscontra grande successo fra il pubblico per i soliti motivi sociologici di proiezione e immedesimazione che ometterò, ma che potrete sicuramente immaginare. E’ grazie ad essi che si forma la fama del secondo attore più famoso di Bollywood, e il da lui interpretato Dilwale Dulhania le Jayenge diventa un classico, che verrà proiettato nei cinema per anni, che io sappia anzi ancor ora è on air in qualche cinema indiano. Quest’epoca dura circa un decennio, da allora non si capisce bene che corrente predomini Bollywood, anche perché c’è una costante influenza dell’occidente da qualche anno a questa parte. Addirittura non penso ci sia un filone, è un momento un po’ fluttuante.

se tutti gli stereotipi fossero così belli, vivremmo di stereotipi!

Ora veniamo alla nota dolente: il cosiddetto middle cinema è una sorta di, come dice il nome, cinema di mezzo, in cui i film sperimentali/indipendenti (in breve: cerebrali o, al contrario, poco logici, in breve menosi) vengono resi più leggiadri; non tanto da presentare balletti e mossettine carine, ma almeno da essere guardabili. E’ una sorta di versione stemperata di entrambi i filoni topici bollywoodiani, quindi è più esportabile all’estero, dato che per le caratteristiche che ha è fruibile da ogni tipo di palato. Bene! Sono contenta! Se è una maniera per avvicinare gente scettica al cinema indiano, ben venga!
Ma il signor Restelli asserisce senza troppe perifrasi le seguenti cose: il periodo d’oro di Bollywood sono stati gli anni ’50 (ok); negli anni ’70 c’erano film stereotipati di scarso valore (sta dando dei coglioni agli spettatori indiani che considerano i film degli anni ’70 dei classici); l’unico momento da cui Bollywood risorse dalle sue ceneri (?) è adesso (???), col middle cinema, con registi quali Mira Nair.
Ed eccola lì, la banalità snobbina della settimana!


...uno sceneggiatore di origine pakistana e dei protagonisti pakistani
non rendono un film, seppur carino, "pakistano", no?

Io sono d’accordo, un letterato/intellettuale/esperto è sicuramente più tenuto a dare un giudizio critico che tiene conto di diversi parametri, bisogna essere selettivi, fare paragoni sincronici e diacronici. Ma appunto: Mira Nair cosa accidenti c’entra ormai col cinema indiano? Parla sì spesso di India, ma è dalla giovine età di 19 anni che risiede in America! Ha esordito sì con film che potremmo ascrivere a Bollywood, ma adesso fa film con uno stile assolutamente personale e, non mi importa dove ambienti i suoi film, quasi apolide, come se parlasse della sua Terra, sentendola a distanza, come un telefono senza fili di cui senti un flebile eco.
E infatti, è da qua che nascono gli svarioni che si leggono in giro: il recente libro "Il cinema indiano" di A. Morsiani , dopo due righe su Hum Aapke Hain Koun (il film del ’94 che diede avvio al periodo dei family drama appunto), in cui peraltro liquida con spregio qualunquista lui e tutti i suoi "discendenti" definendoli dei film stucchevoli e melodrammatici a perdere, salta a parlare appunto di Mira Nair e di M. Night Shyamalan: gente indiana famosa in occidente, ma che appunto con Bollywood hanno (ormai) proprio ben poco a vedere (no comment per Shyamalan, in particolar modo). E’ una violenta approssimazione, come dire che A.R. Rahman fa musiche belle tanto da, ohoh, ricevere l’Oscar per la OST di Slumdog Millionaire (e i miliardi di premi vinti in patria per le magnifiche OST di film bollywoodiani, commerciali ma validi? Quelli dove li mettiamo?). Che palle ‘sto film, maledico e benedico la sua realizzazione.

Tornando all’argomento base, anche se Restelli si è dissociato sul suo blog dall’a dir poco osceno librodi Morsiani, purtoppo devo dire che questa sua lezione sul cinema indiano non fa che confermare le mie paure: si fa troppa disinformazione. Nel panorama italiano, chi si occupa di diffondere Bollywood qui da noi o ha una notevole mancanza di competenze (non si capisce con che criterio siano stati scelti i film della rassegna di Rai 1, per almeno 3 quarti hanno proposto film considerati spazzatura IN PATRIA), o uno snobismo di fondo a mio parere nocivo: voi sarete "professoroni" che ne sanno un pacco, ma: 1) la cultura di un popolo è anche quella più bassa. Ne è l’anima, oserei dire. 2) la gente che dovrebbe essere istruita e/o intrattenuta da film indiani è sia gente che ne sa, sia gente "del popolo". E alla gente nel popolo non puoi proporre film ostici anni ’50. Non puoi proporre film poco o addirittura non indiani come "il meglio di Bollywood". Date alla gente ciò che può capire, quindi perché non sfruttare il lato positivo dei (veri) film bollywoodiani? Nel caso dell’Italia, la loro somiglianza ai musicarelli (e alle merolate) che in Italia han fatto storia? O molto più universalmente, ai musical? E che tematica più universale c’è della famiglia? Ecco che allora gli "inutili e stucchevoli" family drama costituiscono un punto di forza della cinematografia indiana dura-e-pura, per aiutarla a inserirsi in contesti esteri.

Ancora più importante, a mio avviso, pure più dell’intento acculturante: perché privare la gente dell’opportunità di impadronirsi parzialmente di un aspetto popolare di una cultura altra? Pensate forse che la tolleranza o l’apertura mentale venga con le spesso troppo patetiche pubblicità progresso? No, va tramite la comprensione e l’accettazione delle prassi di queste culture. Il cinema è uno dei mezzi più popolari per eccellenza. La soluzione a questo enigma va da sé.

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Schede e recensioni di film bollywoodiani

Le scrivo in un altro spazio, ma mi pareva carino fornire a chi capita qui per cercare info in italiano sui film bollywoodiani un pratico elenco delle cose da me viste e commentate, con tanto di link diretti.
Ovvio che sono più un tentativo di commentare in maniera invitante e scanzonata un qualcosa che in Italia si è visto poco e niente che dei veri pareri professionali (che peraltro solamente adesso che sono più rodata potrei cominciare a dare. Togliendo il "professionali" e tenendo "veri pareri", ovviamente!).

Note
Per ogni dubbio nell’approccio all’argomento, vi rimando alla GUIDA SU BOLLYWOOD (come si vedrà, per ora perlopiù dagli anni ’90 in poi) che feci tempo fa.

I film che hanno una traduzione (o adattamento violento) del titolo fra parentesi sono quelli che sono passati alla Rai nelle due rassegne di "Amori con…turbanti".
A questo proposito, due dovute precisazioni:
– ho escluso volontariamente film di registi indiani o di tematiche indiane che non sono davvero bollywoodiani (ad esempio Monsoon Wedding, Matrimoni e Pregiudizi, The Millionaire), allo scopo di concorrere ad eliminare la confusione che ormai impera.
– se siete qua lo saprete da voi, ma ve lo ricordo: in origine tutti i film proposti avevano dei momenti con danze e canti che, lungi dall’essere meramente caratteristici, sono fondamentali in quanto parte integrante delle trame. In qualche caso ho provveduto a postare i link dei balletti, spiegando in che punto erano collocati.

E che elenco sia!
Baazigar
Bachna Ae Haseeno
Bahurani
Being Cyrus
Bluffmaster
Bunty Aur Babli
Chak de! India
Chalte Chalte
Cheeni Kum (Senza Zucchero)
Chori Chori
Devdas (2002)
Dhoom 2
Dil Chahta Hai , bis
Dil Se
Dil to Pagal Hai
Dilwale Dulhania Le Jayenge
Dostana
Duplicate
Ek Hasina Thi
Fanaa (La paura nel cuore)
Hum Dil De Chuke Sanaam
Hum Tum (Io e tu)
Hum Tumhare Hain Sanam
Jaane tu… ya jaane na
Jab we met (L’amore arriva in treno)
Jhoom Barabar Jhoom
Kabhi Alvida Naa Kehna
Kabhi Haan Kabhi Naa
Kabhi Kushi Kabhie Ghum
Kaho Naa Pyaar Hai
Kal Ho Naa Ho
Kambakkht Ishq
Kismat Connection
Koi Mil Gaya
Krrish
Kuch Kuch Hota Hai
Kuch Naa Kaho (Un padre per mio figlio)
Laaga Chunari Mein Daag (La verità negli occhi)
Lagaan
Main Hoon Na
Main Khiladi tu anari
Mohabbatein
Mujhse dosti karoge! (Vogliamo essere amici?)
Mujhsa Shaadi Karogi
My Name is Khan
Namastey London (Sposerò mia moglie)
Om Shanti Om
Omkara
Paheli
Parineeta
Rab Ne Bana di Jodi
Rang De Basanti
Rangeela
Salaam Namaste (Cuori in onda)
Salaam-e-isqh
Seeta Aur Geeta
Singh is King
Taare Zameen Par
Tashan
Thoda Pyar Thoda Magic
U me aur Hum
Veer – Zaara
Yes Boss
Yuva

elenco preso da DIC – Drama Italian Cafe (forum italiano sulle serie televisivi e i film asiatici)

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Con un “poco” di zucchero 3 ore e mezza di film van giù

MOHABBATEIN

traduzione letterale: Amori, dacché "mohabbat" è "amore"!
di: Aditya Chopra, autore del sempreverde Dilwale Dulhania le Jayenge.
con
Shahrukh Khan
Amitabh Bachah
3 tizi e 3 tizie di cui a memoria non ricordo i nomi
guest star Aishwarya Rai as la figlia di Bachchan.
genere: merolata bella e buona
anno: 2000
trama: Amitabh Bachchan fa la parte del rigido rettore di un college situato in qualche zona che non sappiamo dell’India. Di più: l’uomo è intransigente e freddo a tal punto da aver espulso senza manco guardare in faccia e/o sapere chi fosse un suo studente colpevole di amare sua figlia, ricambiato, ottenendo così nientepopòdimenoche il suicidio della sua dolce "bambina".
Lungi dall’attaccarci troppo ai capelli (tintissimi) del babbo cattivo, noi seguiremo maggiormente le gesta di tre dei suoi studenti, la cui funzione principale è sostanzialmente amoreggiare con 3 tizie dando il pretesto d’inizio e il collante per lo svolgimento del film. E’ vero che il titolo "Amori", suggerirebbe che sono loro i protagonisti, ma per come la vedo io il succo della storia è invece dato da due altri individui apparentemente marginali, di cui uno in particolare ci darà diversi colpi di scena* nonché il messaggio ultimo che il film ci voleva dare, a soli 20 minuti dalla fine (su 3 ore e 30 di film, sottolineo) con un monologo-dialogo pathosseggiante e pieno di frasi-aforisma di 10 minuti buoni. Insomma, ho appena detto "colpo di scena con rivelazione in dialogo a due pathosseggiante", non è forse un inequivocabile sinonimo di "Shahrukh Khan"? Peraltro quando Shahrukh Khan aforisma (voce del verbo "aforismare") è sempre il protagonista del film in questione. Sennò si limita a cantare e a sculettare, facendo il cosiddetto item number**, oppure fa la comparsata radunafolle in film sfigati che sennò pochi si sarebbero cacati.
Ad ogni modo, diamo un breve profilo di Shahrukh al momento del suo arrivo sul luogo del delitto: nel film si chiama Raj, giunge dal nulla e si propone come insegnante di musica; viene assunto a patto che segua ogni regola ferrea dell’istituto, e ovviamente ben presto inizierà a fare di testa sua ed a sobillare gli studenti, a mò di novello professor Keating de L’Attimo Fuggente: la differenza sta che Robin Williams è ammerrigano e li spingeva alla libertà artistica, Shahrukh Khan è bollywoodiano indiano, e quindi è un profeta … dell’ammmmore (e dei balletti pelvici e colorosi)!

[continua a leggere]

*Ovviamente le rivelazioni tanto rivelazioni non sono, capita spesso che nei film indiani la verità sia palesemente detta… fra le righe, mentre allo spettatore non sta altro che aspettare angstando che la stessa venga fuori. E’ meraviglioso.
** l’item number nei film bollywoodiani è uno balletto che prevede la presenza "speciale" di una attrice o un attore superfamosa/o che onora con la sua figaggine e popolarità la pellicola in cui si degna di comparire.

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Tanti numeretti in basso a destra su facebook a tutti voi!

Mujhse Shaadi Karogi

commedia romantica scemotta; India, 2004, di David Dhawan,
con Salman Khan, Akshay Kumar, Priyanka Chopra.
 – @ itrustmymahstarz

Dil Chahta Hai

commedia-profondo sull’amicizia, l’amore, la crescita; India, 2001, di Farhan Akhtar, con Aamir Khan, Saif Ali Khan, Akshaye Khanna, Preity Zinta etc…
–  @ itrustmymahstarz

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Piccola e pratica guida della sottoscritta per neofiti bollywoodiani

 
(clicca l’immagine per sapere di tutto e di più in maniera pratica e veloce)

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Bollywood nei ruggenti anni ’90 – il caso degli inguardabili film con Saif Ali Khan

Un paio di giorni fa intravidi su LJ una ragazza amante dei film bollywoodiani e con un certo amore poco tenuto per Saif Ali Khan (IMDB ; Wiki). Brava ragazza, dunque. Nella fattispecie, trovai un suo un post sui numerosi film super-duper lame (aka sono delle schifezze abissali) del nostro bel baldo pre-2001, anno di Dil Chahta Hai, ovvero momento propizio in cui finalmente si accorsero che, sotto il suo mullet osceno, (almeno SRK aveva le fossette, e ci si concentrava su quelle!) si celava un Vero attore che tentava disperatamente di dimostrare il suo valore espressivo. Beh, salvo poi in futuro accettare lo stesso dei ruoli un tantinello truzzi (Race e Tashan – in cui in ogni caso c’è anche Akshay Kumar!!!!!!! Vd sotto), ma su ciò stendiamo un velo pietoso, che peccare, si sa, è umano, ma perseverare è diabolico. E Saif probabilmente è solo un caro angioletto che vuole far divertire gli astanti, diciamola così…

Riprendendo le fila del discorso:  non contenta, per dare un’idea della portata dello scempio, la stessa fedelissima fan di prima compilò un "metro di valutazione per i vecchi film con Saif vs il ranking normale", fra i quali si evince anche un candido e folkroristico "mi-sono-docciata-5-volte-dopo-averlo-visto-e-ancora-mi-sento-fetente".

Per darvi degli esempi (anche se già basterebbe dirvi che 3/4 dei film in questione hanno una media di ranking del 2.5, la ragazza non mentiva!):

ecco un video del primo dei rari film guardabili del Saif anni ’90, una vera e propria pietra miliare (!!!) del cinema bollywoodiano, decisamente da (ri)scoprire. Mi è bastata per decidere di comprare al volo il film. Sopraffina:
>> My Adorable Darling da Main Khiladi Tu Anari (1994) 

Ecco invece un lampante esempio di film superpacco con Saif anni ’90:
>> Hathon me aa gia rumaal ap ka da Aao Pyaar Karen (1994) –  aka un film da 2.4 di media XD
Si nota la differenza di qualità rispetto al primo a partire dal primo minuto (il loop della stessa sequenza ripetuto per 3 volte è una cosa inebriante a dir poco!!!!). Il primo video era moolto meglio…
….
va bene, la differenza di qualità non è COSI’ evidente come vi ho detto, ma fidatevi.
Non certo di me, visto che il mio dvd ancora non è manco in viaggio.

E insomma, bando alle ciance: in soldoni, così appariva il caro mullet-ragazzo nella sua giovinezza da 24enne (aka c’è speranza per tutti – vi ricordo che ora ne ha circa 38 ed è un fico mostruoso):

non so come quest’uomo sia riuscito a (ri)costruirsi una carriera dopo queste cose. Ma ce la fece. Saif, ti stimo.

Se volete ardentemente più info sull’argomento, ecco un paio di link (in inglese) fatti apposta per voi – sempre con questa ragazza che ne parla, che il cielo l’abbia in gloria. Non serve leggere, basta anche solo vedere le foto…:

>> Saif retrospective Film Club.
(direttamente dal forum di BollyWHAT, un nugolo di ragazze che ha come nobile obbiettivo il recupero della carriera anni ’90 del caro Saif Ali Khan. Fra un video come quelli che vi proposi ed uno screenshot del suo mullet, campeggiano ogni tanto sue foto più recenti e sparuti riferimenti a Omkara e Dil Chahta Hai, forse per attenuare il senso dell’orrore che ognuno potrebbe provare nel frequentare troppo a lungo quel thread).

Da cui deriva, inesorabile…

>> Il fenomeno Sakshay (da Saif + Akshay) aka una coppia di attori irrestibilmente scemi e fornente hint decisamente yaoieggiantii e i loro indimenticabili film. I più "belli" Main Khiladi Tu Anari e Keemat: they are back, gli altri vanno dal mediocre all’ "i’m serious, give me the gun". Per saperne di più (riassumere in un paio di righe tutta la loro storia "d’ammore" e di sguardi ai vicendevoli pacchi è dura!) basta solo cliccare il link che vi ho proposto poc’anzi, vi si aprirà un mondo, letteralmente.

Per finire, lascio parlare qualche icona (altre qui).

Sappiate che ne esiste un fanclub. I prossimi a iscrivervi potreste essere proprio voi!

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Shahrukh 1 – Dalai Lama 0

Gli uomini più influenti del mondo (dicembre 2008)

"[…]La seconda cosa che colpisce è il posto numero 41. Dove c’è un nome Shahrukh Khan. Non è un principe indiano ricchissimo, non è un leader mondiale, o un banchiere, non è un politico. È un attore adorato e assolutamente venerato del cinema indiano, quello che chiamiamo Bollywood. Sta davanti al Dalai Lama, e a Osama bin Laden. E soprattutto dimostra quale sarà il cinema più importante del pianeta. Anche se noi, qui in Occidente, non lo abbiamo ancora capito."

[News tratta da x, che a sua volta si riferisce a x]



(Shahrukh sorride soddisfatto e poi dimostra la sua magnificenza al suo invisibile, impalpabile e ahimé ormai meno in voga cugino minore. Penso gli stia dicendo "Un giorno forse diventerai come me!".)

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Autocitazioni

"Ad ogni modo, devo assolutamente beccarmi qualcosa con gli altri due dei tre super-Khan famosissimi dei film indiani, aka Shahrukh Khan e Salman Khan (l’altro è il sopracitato Aamir). Io do il mio gettone di "stella supersonica del domani-ma anche meno" al mio aduratissimo Saif Ali, che mi diede sino ad ora grandissime soddisfazioni".

Fermo restando che il mio pronostico per il futuro rimane, se Shahrukh Khan (Click) viene chiamato "The King of Bollywood" ci sarà un perché, e l’ho scoperto l’altra sera. E la successiva. E la successiva. E anche ieri sera. Chiamasi "persona oscenamente carismatica" una che facendo la cogliona/sboroncella, o la sofferente/angtosa/tremante, o l’innamorata devota, o la danzerina sfrenata, o il figliol prodigo, o la truzza è sempre incredibilmente, magnificamente,  intensamente, superlativamente INIMITABILE. Allora come ora.


"scialalàscialalàlalalalalalàààààààààààààà incontriamoci qui
… e anche qua"

icone prese da (x)

Personalmente parlando, recitazione a parte, non resisto alle sue fossette o al suo mugolio di approvazione (o disapprovazione) che lo fa sembrare una cosa a metà fra il gay e  lo Zach Braff (hanno anche le labbra simili)(l’eguaglianza fra i due termini di paragone non è da me ritenuta una tautologia. Ma siete liberi di pensarlo, sia ben chiaro). Film a parte, guardate la mimica facciale dell’aduratu Sciarukkino hostante una puntata di Chi vuol essere milionario e dite se non ho ragione -> Click.
EDIT: ecco la prova schiacciante, in attesa di qualche caps: Salman Khan imita SRK!!!!  Mugolii finali evidentemente necessari : click!

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