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Articoli con tag pseudorecensioni

Tutti Pazzi (Per Amore?)

Come chi vede Rai1 sa, è appena andata in onda la puntata di una miniserie tv italiana che 3 anni fa mi provocò un’ondata di delizia e di speranza per il futuro mio e dei miei eventuali bimbini, ovvero Tutti Pazzi per Amore.
Oltre agli originali (solo da noi) intermezzi ballocantati ad hoc e a varie scelte narrative che rendevano il tutto molto frizzante, presentava le comuni vicende di famiglie dalle modalità così variegate da apparire quasi anticonvenzionali: la famiglia allargata, l’ex marito omosessuale e il suo conflitto col figlio, la moglie hostess che trascura il marito, la (porno)nemicizia, la nonna cinica e misantropa ecc ecc.
Certo, alla fine ogni stranezza si concludeva con una morale di “ritorno all’ordine”, ma il messaggio che l’intera serie dava era lungi dall’essere conformista, affermando che in pratica dal caos possono venir fuori delle cose meravigliose.

L'insensato e pretestuoso balletto finale sintetizza benissimo il WTF che fu questa serie

Oggi (ieri, anzi), i miei sogni si sono inesorabilmente infranti. In realtà si infransero già da mò, con l’inizio del primo episodio, quando Tutti Pazzi per Amore si è allineato con altre famose e longeve fiction di Rai1.
Se la seconda serie faceva un po’ acqua qua e là, principalmente a causa dell’attaccatura inutilmente posticcia di Neri Marcoré, questa terza inizia subito con panzanate grandi come una casa, che si sono rivelate in tutta la loro fantascientificità proprio nell’ultima puntata del 1 gennaio 2012. Una componente stravagante e credibile solo sospendendo l’incredulità Tutti Pazzi per Amore l’ha sempre avuta, ma è sempre stato un suo punto positivo il non prendersi troppo sul serio parlando di cose tutto sommato serie. Ma siamo arrivati a una degenerazione snervante. Prendo a caso l’evoluzione serie per serie di un personaggio che fu la fortuna iniziale di Tutti Pazzi per Amore, nonché quello in cui probabilmente molte ragazze e giovani donne di oggi si potrebbero identificare di più, Monica.

1. serie: (porno)nemicizia con Neri Marcoré. Monica è la caporedattrice di una rivista femminile, sfigata come poche in amore. Ama uno sposato. Poi conosce il playboy gigione dal cuore tenero Neri Marcoré. I due inizialmente si disprezzano a morte, ma un malcelato interesse corre fra loro, facendo oscillare il loro rapporto fra l’odio più profondo e l’amicizia che profuma d’amore. E poi, si trovano molto bombabili. Una sera bombano. Lui è impaurito dalle cose stabili e fugge, letteralmente. Lei è giustamente incazzata e non ci pensa proprio a implorarlo, anzi infama il suo prototipo maschile sul giornale. Lui mentre è via se la pensa e decide che la vuole davvero nonostante tutto. E finisce bene.
2. serie: (porno)amicizia con Alessio Boni (nella serie, fratello del personaggio di Marcoré – morto): dopo un’inizio in cui lei maltollera lui e lui adora lei, inizialmente Monica è un po’ infastidita dalle attenzione di una parrucchiera per lui, poi un giorno si fa un trip mentale, ha una sorta di agnizione divina in cui vede l’uomo come un Superman figoso e inizia a tentennare, e finisce bene. Nel mentre Marcoré segue dal Paradiso e dà il suo beneplacito. Segnaliamo che di mezzo c’è il bimbino di Monica e Michele. Non ricordo cose inerenti al rivista.
3. serie: arriva in scena la cugina di Monica che ha Ricky Memphis come fidanzato. Dalla prima volta che lo vede, Monica ha varie visioni in cui loro due si amavano anche in epoche passate e si inscimmia tantissimo di lui, per avendoci parlato non più di 2 ore totali. Si scopre che anche il Ricky ha le visioni. I due bombano poco tempo prima che lui si sposi, in sostanza rendendo Monica un’amante senza basi che non siano gli ormoni/la droga. La cugina si finge incinta perché annusa il tradimento (e perché deve diventare odiosa nei confronti del pubblico, togliendo a Monica e a Ricky l’onta di essere due fedifraghi stronzi). Monica si oppone al matrimonio dei due durante la cerimonia, col benestare di Ricky e il tifo di tutti i protagonisti. Poi quando la cugina cerca vendetta, magicamente le capita con un cugino dell’ex promesso sposo la stessa cosa che successe a Monica e a Ricky. E finisce bene. Segnaliamo che c’è ancora di mezzo il bimbino di Monica e Michele (Marcoré). In tutta sta terza serie la rivista rischia di venir chiusa per scarse vendite, ma Monica pensa più che altro a rimorchiare/struggersi per Ricky.

Io nel vedere che fine fece il personaggio di Monica

Altre degenerazioni di notevole riguardo:

  •  i personaggi principali del telefilm non solo hanno più figli della media italiana, ma desiderano averne continuamente (i protagonisti ne han 3 + uno in arrivo; la sorella della protagonista han due gemelli e uno adottato; la collega della protagonista ne ha se non erro 3 e decide di volerne fare un altro).
  •  la figlia dei protagonisti passa da cottarelle adolescenziale e pure un accenno di “amo mio fratello?” che fa molto giapponese-style (1 stagione), a una storia con ragazzo che si nega perché sieropositivo (2 stagione), a convivere a 18 anni con ragazzo sieropositivo, rimanere incinta volendo tenere un bambino, e trovare lavoro come meccanico mentre è incinta (3 stagione).
  •  dopo che il figlio della coppia protagonista tradisce la sua ragazza, lei non lo vuoi più vedere dipinto e non ne vuole sapere di lui; il perdono finale vede il ragazzo declamarle una poesia mentre i due si librano in aria. E lei lo perdona dicendo “E’ bellissimo”. Non tipo “sei una merda d’uomo ma mi hai passato una canna e voliamo quindi potrei considerare l’idea di ripigliarti, anche perché sarai molto bono da adulto”.

I due piccioni spiccano il volo "pooping on everything we love"

In tutto questo irrigidimento di contenuto e assurdità esponenziale di forme, di mezzo ci misero una storia d’amore omosessuale, giusto per farsi dare la bolla di serie televisiva ancora progressista, mentre in realtà il messaggio familiare/comportamentale che questa terza stagione ha voluto passare non si distacca di un tocco da quello de Un Medico in Famiglia (in cui, ricordo in breve, Ciccio e Maria si son sposati con gente massimo a vent’anni, con lei peraltro medico e bambina al seguito, e Lele continua a sfornare o a vedersi attribuiti figli).

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Pancakes! Pancakes!

Ieri diedero Cabin Fever (che è un film del 2002 di Eli Roth) su Rai 4.
Premetto questa cosa: il mio rapporto con i film horror è altalenante, nel senso che non sono mai stata una di quei teenager appassionati di robe truculente, tuttavia ne ho sempre apprezzato gli eccessi. Morale della favola: mi piacciono gli horror splatterosi autoridicolizzanti. Mi piacciono anche gli horror che han una forte componente di critica sociologica dentro, ma talmente forte che in fondo non li considero propriamente l’horror. In realtà temo il punto sia che non so bene cosa sia o non sia un film horror, anche perché ai giorni nostri i sottogeneri cinematografici sono così numerosi e interconnessi fra loro che va sempre a finire che sai da che genere parti e non sai dove andrai a finire. Questo film è uno di quelli.

La trama: posto che sapere cosa si intende per "cabin fever" può essere un vantaggio (sai subito dove si andrà a parare) o uno svantaggio (è un tre quarti di spoiler), la vicenda tratta di quattro giovinastri che vanno in vacanza in uno chalet sperduto in un bosco. Due vogliono copulare, uno è quello buono, una è quella che il buono vorrebbe farsi e uno è quello stolto. Ad un certo punto entrano in contatto con una fantomatica "malattia" diffusa da un personaggio un attimino inquientante, che fa tipo liquefare il corpo in maniera molto schifiltosa. Con il gentile aiuto della gente del villaggio (nota bene per me stessa: se vai in vacanza in montagna evita come la peste la gente che vive in luoghi sperduti, saranno automaticamente dei malati di mente) la carneficina totale può avere inizio.

A me non ha convinto proprio. Nel senso, il regista sembrava indeciso su che atmosfera dare al film; ad esempio, sono presenti simboli e cose allucinate, però sono elementi sporadicissimi e infilati quasi a caso. Nella fattispecie l’unico che ricordo con felicità è il bimbo pancakes. E sì, anche la sintomatologia della malattia aka perdita di sangue alle parti basse, con un netto riferimento al sesso. Amore e morte. Cosacce e disfacimento dei corpi. Eccetera. Non so perché mi interessò, forse fui insitamente traumatizzata dal sesso manuale finito male, visto che era una scena tenera.

Insomma, ha ovviamente rimandi al cinema horror degli ultimi anni. Ha anche rimandi a robe allucinate/segamentaiole della gente che conosce lui. Unisce ovviamente ai due filoni la critica alla società americana.
Ma i tre elementi messi tutti insieme, anziché dare sostanza aggiuntiva al risultato finale sembrano annullare vicendevolmente il loro potere.

Fermo restando che io dei film horror non ci capisco molto.

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Schede e recensioni di film bollywoodiani

Le scrivo in un altro spazio, ma mi pareva carino fornire a chi capita qui per cercare info in italiano sui film bollywoodiani un pratico elenco delle cose da me viste e commentate, con tanto di link diretti.
Ovvio che sono più un tentativo di commentare in maniera invitante e scanzonata un qualcosa che in Italia si è visto poco e niente che dei veri pareri professionali (che peraltro solamente adesso che sono più rodata potrei cominciare a dare. Togliendo il "professionali" e tenendo "veri pareri", ovviamente!).

Note
Per ogni dubbio nell’approccio all’argomento, vi rimando alla GUIDA SU BOLLYWOOD (come si vedrà, per ora perlopiù dagli anni ’90 in poi) che feci tempo fa.

I film che hanno una traduzione (o adattamento violento) del titolo fra parentesi sono quelli che sono passati alla Rai nelle due rassegne di "Amori con…turbanti".
A questo proposito, due dovute precisazioni:
– ho escluso volontariamente film di registi indiani o di tematiche indiane che non sono davvero bollywoodiani (ad esempio Monsoon Wedding, Matrimoni e Pregiudizi, The Millionaire), allo scopo di concorrere ad eliminare la confusione che ormai impera.
– se siete qua lo saprete da voi, ma ve lo ricordo: in origine tutti i film proposti avevano dei momenti con danze e canti che, lungi dall’essere meramente caratteristici, sono fondamentali in quanto parte integrante delle trame. In qualche caso ho provveduto a postare i link dei balletti, spiegando in che punto erano collocati.

E che elenco sia!
Baazigar
Bachna Ae Haseeno
Bahurani
Being Cyrus
Bluffmaster
Bunty Aur Babli
Chak de! India
Chalte Chalte
Cheeni Kum (Senza Zucchero)
Chori Chori
Devdas (2002)
Dhoom 2
Dil Chahta Hai , bis
Dil Se
Dil to Pagal Hai
Dilwale Dulhania Le Jayenge
Dostana
Duplicate
Ek Hasina Thi
Fanaa (La paura nel cuore)
Hum Dil De Chuke Sanaam
Hum Tum (Io e tu)
Hum Tumhare Hain Sanam
Jaane tu… ya jaane na
Jab we met (L’amore arriva in treno)
Jhoom Barabar Jhoom
Kabhi Alvida Naa Kehna
Kabhi Haan Kabhi Naa
Kabhi Kushi Kabhie Ghum
Kaho Naa Pyaar Hai
Kal Ho Naa Ho
Kambakkht Ishq
Kismat Connection
Koi Mil Gaya
Krrish
Kuch Kuch Hota Hai
Kuch Naa Kaho (Un padre per mio figlio)
Laaga Chunari Mein Daag (La verità negli occhi)
Lagaan
Main Hoon Na
Main Khiladi tu anari
Mohabbatein
Mujhse dosti karoge! (Vogliamo essere amici?)
Mujhsa Shaadi Karogi
My Name is Khan
Namastey London (Sposerò mia moglie)
Om Shanti Om
Omkara
Paheli
Parineeta
Rab Ne Bana di Jodi
Rang De Basanti
Rangeela
Salaam Namaste (Cuori in onda)
Salaam-e-isqh
Seeta Aur Geeta
Singh is King
Taare Zameen Par
Tashan
Thoda Pyar Thoda Magic
U me aur Hum
Veer – Zaara
Yes Boss
Yuva

elenco preso da DIC – Drama Italian Cafe (forum italiano sulle serie televisivi e i film asiatici)

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Con un “poco” di zucchero 3 ore e mezza di film van giù

MOHABBATEIN

traduzione letterale: Amori, dacché "mohabbat" è "amore"!
di: Aditya Chopra, autore del sempreverde Dilwale Dulhania le Jayenge.
con
Shahrukh Khan
Amitabh Bachah
3 tizi e 3 tizie di cui a memoria non ricordo i nomi
guest star Aishwarya Rai as la figlia di Bachchan.
genere: merolata bella e buona
anno: 2000
trama: Amitabh Bachchan fa la parte del rigido rettore di un college situato in qualche zona che non sappiamo dell’India. Di più: l’uomo è intransigente e freddo a tal punto da aver espulso senza manco guardare in faccia e/o sapere chi fosse un suo studente colpevole di amare sua figlia, ricambiato, ottenendo così nientepopòdimenoche il suicidio della sua dolce "bambina".
Lungi dall’attaccarci troppo ai capelli (tintissimi) del babbo cattivo, noi seguiremo maggiormente le gesta di tre dei suoi studenti, la cui funzione principale è sostanzialmente amoreggiare con 3 tizie dando il pretesto d’inizio e il collante per lo svolgimento del film. E’ vero che il titolo "Amori", suggerirebbe che sono loro i protagonisti, ma per come la vedo io il succo della storia è invece dato da due altri individui apparentemente marginali, di cui uno in particolare ci darà diversi colpi di scena* nonché il messaggio ultimo che il film ci voleva dare, a soli 20 minuti dalla fine (su 3 ore e 30 di film, sottolineo) con un monologo-dialogo pathosseggiante e pieno di frasi-aforisma di 10 minuti buoni. Insomma, ho appena detto "colpo di scena con rivelazione in dialogo a due pathosseggiante", non è forse un inequivocabile sinonimo di "Shahrukh Khan"? Peraltro quando Shahrukh Khan aforisma (voce del verbo "aforismare") è sempre il protagonista del film in questione. Sennò si limita a cantare e a sculettare, facendo il cosiddetto item number**, oppure fa la comparsata radunafolle in film sfigati che sennò pochi si sarebbero cacati.
Ad ogni modo, diamo un breve profilo di Shahrukh al momento del suo arrivo sul luogo del delitto: nel film si chiama Raj, giunge dal nulla e si propone come insegnante di musica; viene assunto a patto che segua ogni regola ferrea dell’istituto, e ovviamente ben presto inizierà a fare di testa sua ed a sobillare gli studenti, a mò di novello professor Keating de L’Attimo Fuggente: la differenza sta che Robin Williams è ammerrigano e li spingeva alla libertà artistica, Shahrukh Khan è bollywoodiano indiano, e quindi è un profeta … dell’ammmmore (e dei balletti pelvici e colorosi)!

[continua a leggere]

*Ovviamente le rivelazioni tanto rivelazioni non sono, capita spesso che nei film indiani la verità sia palesemente detta… fra le righe, mentre allo spettatore non sta altro che aspettare angstando che la stessa venga fuori. E’ meraviglioso.
** l’item number nei film bollywoodiani è uno balletto che prevede la presenza "speciale" di una attrice o un attore superfamosa/o che onora con la sua figaggine e popolarità la pellicola in cui si degna di comparire.

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Tanti numeretti in basso a destra su facebook a tutti voi!

Mujhse Shaadi Karogi

commedia romantica scemotta; India, 2004, di David Dhawan,
con Salman Khan, Akshay Kumar, Priyanka Chopra.
 – @ itrustmymahstarz

Dil Chahta Hai

commedia-profondo sull’amicizia, l’amore, la crescita; India, 2001, di Farhan Akhtar, con Aamir Khan, Saif Ali Khan, Akshaye Khanna, Preity Zinta etc…
–  @ itrustmymahstarz

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Un amore non molto insonne, che è in realtà splendido

Fu circa due anni fa che, ossessionata dal titolo del libro&film E morì con un felafel in mano entrai finalmente in un kebabbaro e, con aria timida e vergognosa, ordinai un felafel, ma indicandolo soltanto perché temevo di pronunciarlo in maniera erronea, ossia nel modo in cui mi ripetevo il titolo del libro&film in testa. E scoprii così che era MOLTO buono, per la cronaca. Ancora il libro&film mi resta sconosciuto, però.

C’era una volta un film melenso e ruffiano che prese spunto da un altro film melenso e ruffiano*. That’s Insonnia d’amore (Sleepless in Seattle), film di Nora Ephron con Tom Hanks e Meg Ryan, datato 1993. Ricordo indistintamente di averlo registrato e rivisto qualche volta alle medie, dato che alle medie adoravo Tom Hanks per una ragione a me non molto nota al giorno d’oggi. Fatto sta, che il film non mi piaceva sto granché, ma c’era Tom Hanks che faceva la parte dell’uomo coi problemi&il bambino&la moglie morta, che un nugolo di donne di tutta l’America avrebbe voluto ben volentieri "consolare" dopo aver ascoltato le sue emoate durante una sua telefonata alla radio. Fra le varie che si arraparono col l’emo padre c’era anche Meg Ryan e, sì, insomma, alla fine si danno appuntamento sull’ Empire State Building come in Un amore splendido.

Se vi ricordate il primo paragrafo, saprete che sì, seppur una decina e passa di anni dopo, alfine, ieri sera nello specifico, vidi anche Un amore splendido (An affair to remember), film di Leo McCarey con Cary Grant e Deborah Kerr, del 1957. In un articolo su web (x) si sfotteva codesto film dicendo che era molto più patetico di Insonnia d’amore. Io invece vi dico che questo è grazioso, seppur con una ridicola scena uberpatetica alla fine, quello sì, mentre Insonnia d’amore è una ruffianata unica.
Brevemente, la trama di Un amore splendido: lui è un gigione che fa conquiste in giro e si sta per sposare. Lei è una mantenuta fidanzata con uno ricco. Entrambi non lavorano, ma si innamorano in crociera, la nonnina approva e prima di sbarcare decidono di incontrarsi 6 mesi dopo sull’Empire State Building ("il punto più vicino al cielo", sic! Ok questa è n’altra ruffianata); già perché nel mentre entrambi devono rendersi indipendenti dal punto di vista economico in vista del loro matrimonio. Tutto parrebbe andar bene solo che il giorno dell’appuntamento lei guarda "il punto più vicino al cielo", viene investita, non può più camminare e decide che non gli si presenterà davanti finché non sarà indipendente (stavolta non solo economicamente, PETR!) come avevano stabilito. Seguirà angst vicendevole, agnizione con somma scena uberpatetica che dicevo, e finale che dovrebbe essere commuovente per i canoni dell’epoca, e magari per quelli di gente che alle cose d’amore cariche non è solita ridere come me.

Dirò in breve qualcosina:
– Deborah è bella molto, mi gusta. Il di lei personaggio sta nei ranghi ma si fa valere a suo modo, ha una dignità!
– Cary fu più bello in altre pellicole ma è sempre un gigione piacione con l’angst a un tiro di schioppo. Lui è lo spronzo col cuore di panna!
– la parte della crociera è stata molto gradevole e stupidina, la seconda parte più seria e tormentata, come i film che piacciono a me (bollywood – auguri sciarukkino, btw).
– la regia è stata di un delizioso osceno: il bacio fatto vedere solo dai piedini (si alzava quello di lui!)! l’Empire state building che spuntava fuori ogni due per tre tramite giochi ottici (è anche trash ma mi piace)! La scena di sguardi prima che scendessero dalla nave!
– l’angstata uberpatetica finale (ce n’è solo una ma di somma qualità trash, cosa ammirevole!).
– i bambini che cantavano sul finale furono accessori (anche se cantarono ok, una canzone sul desiderio che se chiudi gli occhi puoi chiedere si esaudirlo blablabla) ma BELLISSIMI! che bei bimbini! Li avrei adottati tutti, in special modo quello con gli occhialini da aviatore.
– amo quando c’è un personaggio che ne sa più degli altri (la nonnina!!).

Sunto visivo del film in 4 fotogrammi significativi (occhio, png pesante perché sono stolta): FUP.
Per i non temerari:
Foto 1: piedini sbaciucchiosi
Foto 2: lei sogna l’Empire state b. (che non si vedeva da dentro la casa se non erro!!!)
Foto 3: lei arriva nella città con l’Empire state b.
Foto 4: AGNIZIONE A SPECCHIO! (anche se il mio fotogramma preferito era lui con le spalle alla porta e con gli occhi chiusi, angstante. Ma son feticci personali).

E insomma, non sarà una pietra miliare, ma se te lo vedi pensando che non è un film commuovente è decisamente carino. Sopravvalutato dal punto di vista romantico/emotivo, sottovalutato dal punto di vista globale/di piacevolezza.
C’è una sottile linea fra il patetico-trash-grazioso e il patetico-ruffianazzo-occhiolinatore. Ed è appunto questa la differenza fra i due film.Sorry Nora, lo sai che in fondo t’amo, ma t’amo di più quando lavori con Rob Reiner che ti attutisce**.

* Questo film fece riscoprire la pellicola con Cary Grant e Deborah Kerr, a cui questo film si ispira, tanto che dopo l’uscita nelle sale di Insonnia d’amore, ci fu un assalto al noleggio del film Un amore splendido negli Stati Uniti. (fonte)

** anche nei contenuti speciali si diceva che Harry ti presento Sally è stato in pratica riscritto dalla collaborazione fra la sceneggiatrice Nora e regista Rob.

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Toma! Toma!!! (No Ikuta)

In questi 7 giorni vidi(mo) un sacco di film brutti, che riassumerò così:

O proposta
(titolo orig: The Proposal, con Sandra Bullock e Ryan Renoylds, commedia romantica usa, 2009)
Il cagnolino bianco e peluccoso recita meglio di Ryan Renoyls, anche se non è possibile sbavare sul corpo scultoreo del cane (non il cane a recitare, il cane e basta).
Sandra Bullock è sempre pucci, peccato che il punto clou del film sia rappresentato da "la vecchia", o anche detta "la nonna di Ryan", detta anche "la madre di Stephanie" (di Beautiful), la cui assenza sarebbe stato un delitto da pena di morte (o da arresto per sospetti atti terroristici. Normale no… se il vostro cognome è "Khan", come il eh oh uhm, 80% dei musulmani? We love you Sciaruk!).
Il film in sé non è affatto lineare; per dire, lessi Harmony dalla trama simile (è normale direte voi, lo so) strutturati meglio (in uno che fu brutalmente rivenduto c’era anche una scena druidica con tanto di rituale, tanto per citare un atto fatto dalla famosa vecchia di questo film). La scena di loro due nudi, lei che esce dal bagno e lui che entra, che si scontrano maliziosamente in una gag è una cosa che mettevo nelle mie fanfiction mentali quando ero alle medie, come tempo massimo. I momenti di acme amorosa furono assai lame.
In conclusione: un film di merda in quanto a riuscita ma che fa ridere.

17 anos outra vez
(titolo orig: 17 again, con Zac Efron, commedia romantico-moraleggiante pseudo anni 80, usa, 2009)
E’ da Hairspray che Zac Efron ha qui raggiunto un certo valore, e questo film pare confermarlo. Tralasciando il tirargli le mutande o il pensare che è bombabile, cosa che noi non si pensa, troviamo sia abbastanza caruccio ed empaticamente pucci da rendere tollerabile le cose che fa.
Questo è un film senza infamia e senza lode. Di cose negative abbiamo Matthew Perry (Zac da 40 enne) che ormai ha le dimensioni di una balena spiaggiata, l’amico di sempre del nostro protagonista, che oltre ad essere un nerd esageratamente nerd ha una schermaglia amorosa con una tizia inizialmente palinculo che poi si scopre che parla elfico come fosse la sua lingua madre. E, omiodio, il messaggio molto disneyano finale del "sì, la mia vita è stata una merda per i vent’anni successivi, ma quel giorno di 20 anni fa feci benissimo ad abbandonare la scuola e la squadra per sposarti e diventare un padre di famiglia, dopo che fui così coglione da incintarti, o cara". Sono ancora fermamente convinta che sia possibile fare un film che inneggi E alla famiglia E alla realizzazione personale, sì!
In conclusione: si beve come acqua fresca in una calda giornata d’estate. Come codesta bevanda in codeste condizioni atmosferiche non soddisfa e fa venir voglia di berne di più e di più e di più. Del resto fu il primo film che vi vidimo.

Happy Together
(con Patrick Dempsey, Helen Slater, usa, 1989)
Patrick Dempsey da giovane era una cosa estremamemente pucci ed espressiva a suo modo. Crescendo divenne un affascinante e bonazzo… soprammobile statico, invece.
Il film trasuda anni ’80, ed ha dei punti molto carini, a volte un po’ romance spinti, a volte degni di nota. Al primo punto appartiene il fatto che i due finiscono casualmente per diventare compagni di stanza, benché lui odi lei (vd dopo), per poi, visto che lui è in cerca di ispirazione e arriva il feeling fra loro, diventare una vera e propria coppia. La parte notevole sta nella leggera ma a suo modo vivace tinteggiatura dei loro caratteri, lui scrittore wannabe che non vuole avere rapporti umani perché secondo lui ledono alla sua arte (avrebbe meno tempo per scrivere, porello!), e lei una ragazza egocentrica, espansiva, un bel po’ esibizionista ma pimpeggiante e piena di risorse. Anche solo quando diventano amici si vede che la loro unione è oltremodo equilibrata (e il mini musical che fanno fra di loro per tutta la scuola di notte è ADORABILE). Sul finale si rischia il salto dello squalo ma no, si ha solo un po’ di abbassamento di ritmo, ma almeno rimane la coerenza della trama e dei personaggi.
In conclusione: poteva essere meglio, ma nel suo piccolo è caruccio.

film portoghese (o era spagnolo coi subbi?) non pervenuto
Era un horror con una tizia che dava in affitto gli appartamenti di un condominio ma in realtà era una pazza assassina. C’erano tipo 5 personaggi adulti e attivi in questo film e, benché lei fosse una povera miope vecchia (anche se sì, resistì all’amputazione della mano, a 2 conficcate di forbici nella schiena e a trambate in testa varie), ci han messo 2 ore e varie morti inutili per riuscire a scappare. Forse.
Ambientazioni da film horror splatter medio, piene di sporcizia, oscurità e vermi in cucina.
In conclusione: non so come finì perché mi addormentai.

Film portoghese non pervenuto #2
Ambientato a Lisbona, c’era un prete che veniva alloggiato in ‘sto quartiere malfamato, dove tutti se lo volevano fare (e per dimostrare l’atmosfera pruriginosa venivano mostrare breve sceni di sesso random del tutto gratuite). Lui nega e nega, ma la bona e puttana che viene ospitata ad un certo punto nella stessa casa del prete lo tenta così tanto (ma tanto!!) che alla fine scopriamo che nel proprio diario il prete esprimeva pensieri non tanto puri su di lei.
In conclusione: non so come finì perché mi addormentai. Una delle Fnac di Lisbona ha una sezione grande quanto tutto il cinema asiatico di cinema portoghese. Ma penso, un motivo ci sarà se le Fnac italiane non hanno una sezione di cinema portoghese.

Latter Days
(con Steve Sandvoss, Wes Ramsey, usa, 2003).
Poteva essere carino se non fosse che ad un certo punto rallenta, e diventa retorico, e sparano assai puttanate melodrammatiche.
Dei mormoni arrivano a L.A., e sono vicini di casa di un tizio allegrotto, bono, giovane, e gaio. Il dvd descrive costui come "a L.A. party boy" e questo è quanto su di lui. Il mormone che noi seguiamo da vicino è invece una sorta di Justin di Queer As Folk, fragile e determinato allo stesso tempo, nonché futuro sicuro bottom della coppia gaia che si verrà a formare. Prima redime il party boy dopo una discussione in lavanderia, poi dopo un incidente i due slinguazzano e vengono scoperti dagli altri mormoni che lo mettono alla gogna, pardon, lo rispediscono a casa. Dove sarà messo alla gogna. E da lì disperazione e devastazione, una cantata da mtv e un happy ending con climax smorzato.
In conclusione: l’abbiam tenuto solo perché Justin ci era simpatico.

altro film a tema gay che non ricordo come titolo
questo faceva troppo cacare. Era una sorta di indie gay wannabe con tanto di tematica di gente che si droga e hiv positivi. Non ha climax, il personaggio femminile era tipo la singola persona di colore che viene posta in un film di bianchi per non far sembrare razzisti (a proposito, il razzismo a Lisbona c’è… fatto da commessi neri a turisti bianchi! Incredibol). Un attore era un cane, il ritmo era un cane, per me il regista era Ryan Renoylds.

abc de la seducciòn
(Aka The ugly truth, con Gerard Butler e la bionda di Greys Anatomy, ma a noi importa per Gerard "maschio alfa" che finirà per angstare per lei)
Lisbona era invasa da manifesti di sto film, entrambe le volte che andammo al cinema ne spuntò fuori il trailer, abbiam fatto anche una foto compromettente con questo come tema. Locandina stilizzata oscena (lei ha il cuore il testa, lui nel pene), trama da Harmony, promette merda e infatti me lo sto scaricando.
Da noi arriva a novembre, sic! Fossimo rimasti a Lisbona due giorni in più…

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Non sarò R. Kelly, ma anche io ho la mia epopea di cosine In the closet

Dichiarazione d’intenti
Nel mondo di Fuplandia la sottoscritta e la signorina Claire B. hanno appena deciso di iniziare una impegnativa ed appagante sessione settimanale di commedie romantiche sentimentali, in quanto siamo in carenza& invoglia di revival.
Ebbene sì, ben pochi lo sanno (diremo così), ma prima di vedere film di Bollywood, prima di sciropparmi ore di drama asiatici, prima di tutte ‘ste monomanie strampalate appaganti sì ma che da sole mi renderebbero "quella che vuole fare la diversa/la chic/la vattelapesca", in realtà, prima di tutto ciò, i film che mi piace e mi è piaciuto vedere sin dall’inizio dei tempi sono le commedie romantiche sentimentali. Anche i film idioti (che occupano un grosso range: da "ironici e babbi volutamente" tipo L’armata delle tenebre o Braindead/Splatters/ilfilmdai300nomi ai "film involutamente brutti che fanno ridere". Da qui si spiega il mio amore per i film catastrofici e per i film coi supereroi truzzi), eh. Però le commedie romantiche sentimentali le vedo di più. A vagonate. Pathos allo zucchero, spesso angstoso, momenti supercheesy e naif, ai quali non si sa se ridere di sfottimento o awwwwwwware di tenerezza. In genere entrambe le cose.
E poi adoro certi cliché, tipo "la tipa che cerca il donatore di sperma perché vuole rimanere incinta senza un uomo ma poi…" (come nel mio romance preferito, ossia un racconto (Marriage of Inconvenience) del libro "The Manning Brides", in Italia diventato un Harmony sottiletta del nome "Rich e Jamie") o "la tomboy che ama il suo migliore amico che non ci arriva" (come in Kuch Kuch Hota Hai!), così come il sempreverde "la pornoinimicizia"  o ancora "la tizio/la tizia che si traveste da donna/uomo" e via dicendo.

Aspettando di ricevere prossimamente il premio per "migliore gattara dell’anno", in nome di tutte le altre meeoooww-pianiste-puntocrociste che si son viste tutte le commedie che Italia 1 passa in estate la mattina alle 10 e che ogni volta che olezzano odore di commedia romantica fanno sempre e comunque, come me, un tentativo per vedere se è un film degno di questo nome oppure decisamente da deridere, riesumo da oggi tutte le commedie romantiche sentimentale che vidi/di cui sentii parlare ante 2000, con un occhio particolare a quelle americane..
Perché, come si sa, il film mainstream romantico americano dal 2000 circa in poi è sempre una ciofecata immonda e senza arte né parte. Anche Sciaruk dal 2000 in poi romantica meno, un motivo ci sarà.

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Playboy in affitto (Can’t buy me Love)

1987, di Steve Rash, con Patrick Dempsey e Amanda Peterson.

Patrick Dempsey ha l’aria da minorenne, ma ogni tanto tira fuori espressioni da stupro. Ma questo non ad inizio film, quando è ancora un irriconoscibile e tagliaerbato nerd con capelli alla Napoleon Dynamite (ma più gonfi) che sogna di telescopi e viene snobbato dai figoni della scuola.
Giustamente, non essendo scemo, coglie la palla al balzo quando la cheerleader di punta della situazione (nota: in italiano tradotto con "capotifoseria") è in difficoltà monetarie e le offre 1000 dollari se e solo se lei fingerà di essere la sua ragazza per un mese, in modo da poter diventare popolare di riflesso.

Svolgimento della trama (aka spoilers): lui diventa popolare, il contratto scade, lui rimane popolare e snobba i vecchi amici (ma no, ma dai!), lei ad un certo punto sbrocca di brutto svelando tutto, anche perché il ragazzo che in fondo le piaceva tanto è stato sostituito da un idiota, lui torna nerd ma senza quegli orribili occhiali e con in più le occhiatine tenerine e sbieche alla P. Dempsey che tutti conosciamo. La storia d’amore ha ben poco angst, alla fine si capisce che i due si vogliono ma senza particolari "omiodiooovogliomorire", difatti la loro unione è sancita alla fine da una limonatina sul trattore e una regola come se fossero ancora in modalità "contratto amoroso" (che è un cliché del cliché "contratto d’amore", dimostrato dal fatto che avviene anche nel libro per adolescenti "Insegnami a baciare" di P. Kropp. O vabbé anche in pressoché tutti i drama coreani con contratto!).


sì, faceva davvero il nerd!


ma poi viene sistemato…

.


… e limona sul tagliarba!

TRIVIA:

indovina chi interpreta il fratellino minore del nostro Patrick???

Photobucket
(io ci arrivai al primo primo piano, è praticamente identico!)

Giudizio finale:
Come è chiaro, batte sul "supercheesy e naif" più che sull’angst. Quando basta(va)n pochi soldi e tanta simpatia per fare un film grazioso ma senza strafare.

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Evacuate prima i cani e gli infanti

[snobbare invece in primis i vecchi e le donne, specialmente quelle non fighe/quelle che non ti piacciono; insomma, come si fa ogni giorno di pioggia in cui una ragazza con le mani impegnate random tenta di entrare dal panettiere e voi le passate davanti chiudendole le porta in faccia – disse la ragazza con le mani impegnate random che tentava di entrare dal panettiere e fu scalzata e non cavalierata da un signore, per il solo motivo di non essere figa/di non piacergli. Ovviamente.]

Oggi ero in metro, e notai che l’assunto di fondo del film Il curioso caso di Benjamin Button è incompleto. Bejamin Button, prodotto di un autore il cui orologio interiore è ultimamente innaturalmente rallentato e, a causa di ciò, realizza film narrativamente prolissi e che ti fan tarantolare sulla sedia perché pensi "e quindi???", come quando mio papà mi deve spiegare una cosa e per farlo inesorabilmente ci mette 10 minuti di preparazione, visto che deve sempre disporre gli oggetti della tavola in modo da formare un quadro visivo degli eventi che dovrà raccontare (e mamma dice che è perché ha difficoltà ad esprimere i concetti – capito, Fincher???). Dicevo, il film parla della vita di sto tizio che nasce vecchio e muore (eh, sai lo spoiler) bimbo. Nel mezzo riflessioni sul vivere la vita blablabla, una inutile e supercheesy scena alla Amelie Poulain, bei capelli rossi, Pitt-Marlon Brando. Penso però uno dei punti che la gente si ricorderà meglio del film sia, dicendola in maniera molto poco Fincheriana – aka concisa, a costo di sembrare arida eh – sia "la vecchiaia e l’infanzia sono fra loro molto simili". Personalmente, penso il parallelismo bimbo-vecchio sia molto poetico, ma meno attinente dell’identità bimbo-cane. Bimbo-cane sulla metro.

Quando un bimbo entra in scena, la folla inizia sempre la solita solfa: sorrisi benevoli (anche se il bambino scatarra e vomita in giro e disturba tutti urlando), gupigupi al pargolo con annesso tentativo di interazione, senso di approvazione nei confronti del genitori (o della babysitter – a volte presa per mamma – ma cribbio, non ho l’aria da madre!).

Quando un cane, meglio se di piccola stazza ma non tanto piccola da essere un chihuahua perché, si sa, quei cani stanno sul cazzo a tutti, specialmente da quando Paris Hilton ne esibisce uno in uno dove, la folla inizia la stessa. identica. solfa: sorrisi benevoli (anche se il cane due secondi prima tentò di pisciarti sulla scarpa), gupigupi al cane con annessi grattini, senso di approvazione nei confronti del padrone (che ha sempre un indescrivibile sguardo fra "Me la tiro, i cani sono meglio degli uomini" e "che cazzo vorranno ‘sti scemi! E’ solo un dannato cane!!!!).

Quando un vecchio random entra in scena, la folla ha una reazione diametralmente opposta: si volta da un’altra parte o finge di parlare al cellulare, manco stesse passando un vucumprà vendilibri (perché teme che il vecchio attacchi bottone e racconti la sua vita al primo che passa – cosa che mi successe? perché ha paura della sua vecchiaia e quindi non vuole guardarla in faccia? Chissà! Chissà!); oppure, l’altra: si alza dalla sedia (per gentilezza dite? Per me è che lo vogliono relegare in un angolo e allontanarsene!).

Quindi, in sostanza: come Benjamin insegna, il vecchio e il bimbo sono sostanzialmente accomunati da un destino simile e inverso, ma la gente ama di più i cani dei vecchi. Sospetto infatti che se Benjamin fosse nato uomo-cane il padre non l’avrebbe lanciato in aria come una palla da rugby, scoprendo il suo dolce visino.
Al massimo gli avrebbe tirato un osso e sarebbe stato felice del fatto che di avere un nuovo migliore amico per la vita (e insomma, in Teen Wolf – aka Voglia di vincere – Michale J. Fox diventava il figo del liceo, quando si scopriva che era un licantropo!).

"Sono un uomo-cane. Sono il miglior amico di me stesso!"

 
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edit: toh, il destino! E’ il 4 marzo! Buon anniversario di morte, John Candy!
(me lo ricordo perché domani è il 5 marzo, e peraltro John Candy lo conobbi durante il mio periodo "so le date di nascita, morte & altro di tutti gli attori di Hollywood che amo" ; ed erano TANTI, ero in pratica una Hollywood fangirl delle scuole medie)

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Monomanie: reprise

Oggi (o meglio, ieri notte) avevo proprio voglia di tirar giù qualche idea!
Dopo 1 anno miseramente passato solo nella monomania dei drama me ne son capitate un’altro paio, anzi 3, che hanno un denominatore comune, ma che si differenziano un sacco l’una dall’altra, essendo parte di letteralmente 3 continenti diversi. Sia chiaro che non sto riportando verità universali, ma mie impressioni da neofita.

Premessa

Poco dopo Natale andai al cinema a vedere Slumdog millionaire, film che di per sé trovai inutile e stucchevole, per non dire irritante, ma che poi a fine pellicola aveva quella cosa esaltantissima che riassumerei come "tributo ruffiano alla parte più trash-truzza-colorata dei film di Bollywood" (Qui). Ovvero il balletto suburbano, molto simile ai trip che si fanno quando si ascolta musica camminando per strada. Un po’ come Tutti dicono I love you. Un po’ come i film musicali dove un personaggio x necessita assolutamente di fare una determinata spiegazione (dei suoi sentimenti, di uno stato d’animo particolare) cantando ballando, con OVVIAMENTE tutta la gente presente in scena che interviene sapendo intuitivamente i passi di danza da fare, in perfetta sincronizzazione. (Qui)

Ad ogni modo, da ciò pensai che assolutamente dovevo colmare questa lacuna che decisi di rattoppare tipo 3 anni fa, quando regalammo ad una mia amica il dvd di Lagaan (mi pare l’unico film indiano che sia stato distribuito in Italia…), la cui OST continuo a sentire imperterrita, perché foriera di gioia, colore e felicità.
Ebbene, ari-eccomi. Reperii varie cose dopo un veloce acculturamento avvenuto grazie al forum di bollywooditalia.forumfree.org (su cui venne aperto un topic di "film per niubbi ignoranti" –qui– proprio dopo la mia presentazione, e sul quale oggi scriverei onde evitare di scrivere post chilometrici nel nulla e per nessuno, se non fosse che persi la password e non riesco a crearmi un nuovo account). Ed è inutile dire che, se sto scrivendo seduta stante una cosa che per tutta la notte pensai di dover scrivere per fermare quest’attimo di "nuova passione" da qualche parte, sono a dir poco entusiasta di ciò che ho visto.

La svolta
In India, da quel che ho capito dalla visione di, per ora, 5 film, un uomo può danzare sculettando e facendo ampi e sincopati movimenti rotatori col bacino (Qui). Può piangere pensando alla donna che ama (senza saperlo o senza ammetterlo, tendenzialmente) super-angstosamente (Qui). Può abbracciare con calore i suoi carissimi amici, versando lacrime virili dopo una riunione avvenuta dopo 1 anno, periodo in cui si erano allontanati per futili (o no? chissà!) motivi. Può cantare in falsetto, può vestirsi con vestiti con abiti al limite dal gaio come colori (variopinti) e tessuti (seta/viscosa traslucida) (Qui).
E in tutto ciò, assolutamente viene senza alcun dubbio considerato VIRILE.
Partendo da questo vano e vago presupposto, la curiosità nei confronti della cultura bollywoodiana non può far altro che crescere a dismisura. Da usare come punto di partenza, e non certamente di arrivo, sono tentatissima di spaziare per generi per arrivare a capirci qualcosa in merito. Fermo restando che, sia ben chiaro, la cultura di bollywood NON è la cultura indiana di per sé. Così come, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, in Italia non si facevano solo giochi della gioventù, arature a mano di campi e cose del genere.

Svolgimento
Innanzittutto devo dire che, non so se per caso o cosa, io per ora vidi 5, e piuttosto recenti, film indiani duri-e-puri (non considero Monsoon Wedding o ancor meno Bride and Prejudice, che son troppo "turbati" dalla cultura occidentale), di cui 3 furono con Saif Ali Khan, e 2 con Aamir Khan (un altro era col meno famoso Vivek Oberoi). Quando anni or sono vidi con una mia amica Lagaan pensavamo quest’ultimo fosse il più fico attore indiano che esisteva (forse perché era l’unico che mai vedemmo?? XD). Però debbo dire non è così, in quanto pressoché ogni attore indiano che si rispetti che vidi per ora ha le seguenti proprietà. Tutti:
1- hanno spalle e fisico da muratore/uomo che ara i campi con la vanga tutti i giorni (Claire!! Cosa ci fai sotto casa mia a suonarmi il citofono?).
2- non sono belli in senso "classico", hanno anzi molti difetti. Tipo Saif Ali Khan ha gli occhi piccoli (ma intelligenti) e un naso a canappia enorme e aquilino. O Aamir Khan è bassino e ha le orecchie visibilmente a sventola. Però quelli che vidi sono assolutamente e innegabilmente tutti fascinosi e calamitosi. E intensissimi. Capaci di cose angstose/passionali come anche di far ridere come merde facendo gli idioti. Ma anche di apparire "normali".
3- (deriva dalla precedente) seppur con qualche apicetto sul trash, che è dovuto alla sceneggiatura, recitano in maniera assolutamente sciolta e naturale. Insomma sì, LORO sanno recitare, anche se sono i "bellocci di turno".
4- Sanno cantare (playbacckano molto bene però lol) e ballare divinamente. Saif Ali sa anche suonare la chitarra.
Ad ogni modo, devo assolutamente beccarmi qualcosa con gli altri due dei tre super-Khan famosissimi dei film indiani, aka Shahrukh Khan e Salman Khan (l’altro è il sopracitato Aamir). Io do il mio gettone di "stella supersonica del domani-ma anche meno" al mio aduratissimo Saif Ali, che mi diede sino ad ora grandissime soddisfazioni.
Le attrici dal canto loro sono sempre di una bellezza stravolgente, penso mi innamorai di tutte le attrici in cui mi imbattei sino ad ora, perché Aishwarya Rai è figa e famosa, ma di certo non è l’unica meritevole (cito a perdere: Preity Zinta, Gracy Singh, Vidya Balan, Rhea Prakash…) . Anzi. Poi quando cantano hanno questa vocina acuta e accogliente, che non so se mi fa ridere oppure mi ammalia.
Una cosa che mi fa impazzire di tutta sta gente è che parla una sorta di hindi-english, nel senso che mescolano come se niente fosse l’inglese con l’indiano. Al primo film che vidi pensavo fosse un caso, anche abbastanza trash. Ora invece notai che è cosa proprio comune. In Lagaan mi pare non ci fosse ‘sta cosa, ma era comunque ambientato in epoca coloniale. Che sia parte della "gioventù" indiana? Chissà!
E poi le tematiche!! Insomma, visto che volevo iniziare da un campo a me noto, andai con violenza a scartarmi le cose meramente intimiste o d’azione (anche se questi ultimi mi pare siano un pezzo forte della cinematografia di bollywood) per ricercare appositamente trame con la componente amorosa. Risultato: imparate tutti da costoro. Giuro su non so cosa, non vedrò più uno dei soliti film sciapi d’amore americani tipo quelli di quest’ultimo decennio, perché la passione e tutte ste cose da contorcimento di budella gli americani non sanno più cosa siano. Gli italiani la stanno riscoprendo con Tutti pazzi per amore (no mattarelli contro di me, plis). Ora lo so. Basta vedere una cosina da poco come Hum Tum, che parte da una situazione vaghissimamente alla Harry ti presento Sally per arrivare ad un’ultima mezz’ora da mugolare roteando su sé stessi abbracciando un cuscino per quanto è sofferentemente romantica – in senso buono. E anche un po’ patetico! Ma almeno fa provare un qualche sentimento, grazie al cielo. Insomma, un po’ ridicolo e un po’ romantico. State pensando "Harmony"? Mais oui, c’est l’amour…!
In realtà potrei dire ben oltre, ma rimando il discorso sulle tematiche a quando ne avrò visti un altro paio :corre:

Conclusione (???)
Vai Neri!!!!!!! Anche il ruolo di farfallone impunito ti viene benissimo! ;__; sono commossa!
e
Ogni puntata di Gossip Girl dura 10 minuti: la somma delle scene pornoromantiche e angstose sado-masochiste fra Blair e Chuck.

Prosce Bardzoo!!! Olgierd Lukaszewicz negli anni ’70/’80 era non assai giovane, grasso, non aveva spalle da muratore, non lo vidi cantare, non muoveva il bacino – anche se tenta di dare bacini alle femmine virago di Seksmisja (film del quale trovai il torrent! Così come di Kingsajiz e Mis – Teddy Bear). Nonostante ciò è assolutamente ADORABILE. Come Neri Marcoré. Emilio Solfrizzi invece mi pare di averlo visto muovere il bacino durante Macho Man.
Ok, sto deviando…

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